Ottantotto container tecnologici, undici stazioni di trasformazione, circa 3,5 km di cavidotti e una potenza nominale pari a 55 megawat. Un impianto di accumulo elettrochimico denominato “Borore BESS”, dalla capacità di 440 MWh, progettato nell’area di Badde Pedrosa, nel territorio di Borore e con opere di connessione che interessano anche il Comune di Macomer, ha riacceso il dibattito sulla transizione energetica e sulla questione della sostenibilità ambientale. Il progetto ha ottenuto l'autorizzazione del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), ma la decisione ha aperto un confronto con le amministrazioni e gli enti che contestano la scelta della localizzazione, soprattutto per le potenziali conseguenze sul territorio agricolo, sul patrimonio archeologico e sulle infrastrutture esistenti.

Cos’è il Borore BESS

BESS è l'acronimo di Battery Energy Storage System. Si tratta di un sistema che immagazzina energia elettrica attraverso batterie e la restituisce alla rete quando necessario. Non è quindi una centrale elettrica tradizionale che produce energia attraverso la combustione di combustibili o il movimento di turbine.

La configurazione “stand-alone” indica che l'impianto è autonomo e non è necessariamente abbinato a un parco fotovoltaico o eolico presente sullo stesso terreno. La sua funzione è quella di contribuire alla gestione dei flussi elettrici, accumulando energia quando è disponibile e restituendola nei momenti di maggiore necessità.

I 55 MW indicano la potenza nominale, mentre i 440 MWh rappresentano l'energia che il sistema può immagazzinare. Il progetto trova radici nel Piano particellare di esproprio descrittivo del progetto, redatto nell'ottobre 2024, nel quale si individuano la località, le particelle catastali, le superfici interessate, le opere connesse e i dati della società proponente. L’atto che autorizza la realizzazione dell’impianto è individuabile al decreto n. 302 del MASE del 19 ottobre 2026.

Borore dice “Nì”, ok al progetto ma non nelle zone agricole

Dopo il comunicato dell'amministrazione comunale, che esprimeva il suo parere contrario alla realizzazione del “Borore BESS” nell'area di Badde Pedrosa, abbiamo contattato personalmente il sindaco, Tore Ghisu, che ha condiviso con chiarezza la sua posizione sul progetto in questione e più in generale sulla transizione energetica. “Per quanto mi riguarda - chiarisce non ho nessun problema con la transizione energetica, anzi, sostengo l'utilizzo delle energie rinnovabili e tutto ciò che serve a creare le connessioni e le strutture che portano avanti questo tipo di attività”.

Il focus del primo cittadino si concentra, tuttavia, sulle modalità con cui si decide di intervenire. Il caso prese in esame è, appunto, quello del Comune di Borore: “Ciò che non condivido - spiega Ghisu - è la scelta dell'individuazione delle aree in quelle agricole, soprattutto in un Comune come il nostro che dispone di zone industriali come l'area di Tossilo che comprende i territori di Borore e Macomer, e che fa parte del consorzio provinciale industriale di Nuoro. Oltre alle nostre ci sono quelle di Ottana, Bolotana e Noragugume. In queste condizioni, come si può pensare di individuare, senza nessun riconoscimento formale dell'amministrazione, un terreno agricolo e decidere che il progetto si realizzerà lì?”.

Già la Soprintendenza prima, e la Regione poi, avevano espresso parere contrario. “Il punto vero è che il Ministero - prosegue Ghisu - in forza del cosiddetto Decreto Draghi, ha la possibilità di scavalcare anche il parere degli enti locali e territoriali, che non vengono considerati ostativi all'autorizzazione che può essere data in deroga per questo tipo di impianti”. E chiarisce: “Non è un'autorizzazione illegittima, può essere discutibile. Noi ci stiamo apprestando, col coinvolgimento della Regione e della Soprintendenza, a verificare se, insieme, possiamo fare un ricorso al Tar per alcuni limiti che potremmo sollevare come ostativi”.

Una situazione paradossale, che se si dovesse concretizzare, spiega il sindaco, costringerebbe l'amministrazione a modificare a spese proprie il piano urbanistico: “In sostanza dovremmo inventarci un’area solo perché una società ha ottenuto un’autorizzazione che prescinde la nostra volontà, e che scavalca persino i pareri di Regione e Soprintendenza”.

Dal fotovoltaico all’eolico, una riflessione “territoriale”

Sul tema delle rinnovabili, abbiamo discusso con Tore Ghisu anche a proposito di una più ampia rete di comunicazione in sinergia fra i Comuni del territorio. “Non c’è una vera e propria strategia di territorio. E’ chiaro che nel complesso si stanno sommando tanti progetti, non solo gli accumulatori, ma anche quelli che riguardano eolico e fotovoltaico. È auspicabile pertanto che ci possa essere un approfondimento della discussione che porti a fare scelte territoriali condivise, posto che ogni amministrazione ha i suoi obiettivi e le sue idee. Ma inevitabilmente tutto ciò impone una riflessione territoriale”.

“Allo stesso modo – aggiunge –, i comitati più o meno organizzati, giustamente, stanno accendendo i riflettori su questi temi, perché quando l’attenzione è così elevata rispetto alle scelte di queste società che puntano al nostro territorio, si va per forza di cose incontro a discussioni più ampie rispetto a quelle che sono normalmente in campo. Un conto è avere un equilibrio tra l’esigenza della transizione energetica e una visione complessiva di luoghi, situazioni e scelte progettuali, un altro è avere una solta di assalto alla diligenza in stile ‘far west’, che se non governato diventa incontrollabile”.

Le mosse dell’amministrazione

La discussione sull’impianto di accumulo elettrochimico si sposta quindi nelle sedi predisposte a una più ampia analisi dei fatti. Se il sindaco ha preannunciato un ricorso, rimane da capire come l’amministrazione si muoverà, coadiuvata da Regione e Soprintendenza, nelle prossime settimane. “Come Consiglio comunale, cercheremo, in sinergia con questi Enti, ma anche con le amministrazioni del territorio, di intavolare una discussione più elaborata che porti a individuare dei percorsi comuni”, assicura il primo cittadino. Il Comune di Borore farà i passi che ritiene opportuni, interpretando il sentimento delle persone, sempre all’interno di un ragionamento coerente con le nostre idee, che escludono una chiusura preconcetta”.

“La nostra – precisa – non è una di quelle amministrazioni da ‘sindrome del vicino’, che vuole che le cose vengano fatte ma sempre da un’altra parte. Siamo favorevoli affinché si faccia il necessario per ottenere risultati positivi, ma sempre ragionando in termini di equilibrio complessivo e di rispetto di situazioni, condizioni e programmazioni: tutto quello che rappresenta un patrimonio di conoscenze e competenze che il Comune, così come gli enti territoriali, si sono dati per governare questi processi”, conclude.