Nove pazienti su 38 (10 donne e 28 uomini) affetti da Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva il 30 novembre dello scorso anno, hanno accettato di sottoporsi a una cura sperimentale. A distanza di 12 mesi arrivano i primi risultati. 

 

Ai pazienti, arruolati nel progetto di sperimentazione del rivoluzionario dispositivo, è stato possibile tenere sotto controllo la patologia progressiva (l'Organizzazione Mondiale della Sanità la classifica come terza causa di morte al mondo) evitando così un peggioramento del proprio stato di salute e un probabile ricovero in ospedale. 

 

Questo grazie al kit basato sull'uso combinato di uno smartphone e di un pulsossimetro (un piccolo strumento che si applica ad un dito della mano e che rileva quanto ossigeno è presente nel sangue), brevettato da BPCOmedia srl, la dinamica start-up, spin off dell’Università Campus Biomedico di Roma, capitanata da Giuseppe Capasso, e inserito in un protocollo sperimentale avviato in collaborazione con l'Azienda per la Tutela della Salute della Sardegna/ASSL Cagliari, Lanusei e Nuoro.

 

In particolare per un paziente si è evitare lo scompenso cardiaco, e per gli altri 8 un peggioramento della malattia. Tutti i 38 pazienti oggetto dello studio dal titolo “Sistema di auto-monitoraggio basato su un algoritmo predittivo per il supporto alla diagnosi precoce di riacutizzazione di BPCO”, grazie al kit BPCOmedia hanno potuto risparmiarsi tutte le complicanze causate dalla Broncopneumopatia, capace di interferire negativamente non solamente sul benessere respiratorio ma anche su quello mentale, determinando un importante aumento di quei disturbi d’ansia e dell’umore che rappresentano spesso due tra le più dirette conseguenze.

 

«Questi risultati straordinari – commenta soddisfatto Giuseppe Capasso - rappresentano uno standard di salute importante, e ci confortano sull'impatto positivo che il kit ha sulla qualità della vita dei pazienti». «Inoltre – prosegue Capasso – l'assenza di necessità di ricovero ospedaliero, in tempi in cui si auspica sempre più la necessità di ridurre i tassi di ospedalizzazione, spesso inutile e antieconomica, è un'altra conseguenza positiva, da non trascurare».