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Cagliari saluta Roberto Loddo, giornalista, attivista e protagonista della vita politica e sociale della città. Aveva 45 anni. Una figura conosciuta e stimata, capace di unire l'impegno professionale a una presenza instancabile nelle battaglie per i diritti, la solidarietà e la difesa delle persone più fragili.
Per dieci anni, dal 2016, Loddo aveva guidato Il Manifesto Sardo, raccogliendo il testimone dello storico direttore Marco Ligas. Sotto la sua direzione, il giornale online era diventato uno spazio di approfondimento e confronto sui temi della politica e della società sarda, dando voce a questioni spesso al centro del suo impegno: dai diritti umani all'ambiente, dalle guerre al sistema carcerario, fino alle battaglie sociali.
Ma il giornalismo era solo una parte del suo impegno. Loddo aveva dedicato gran parte della sua vita alle persone che rischiano di rimanere ai margini, lavorando contro lo stigma, i pregiudizi e quelle che definiva le "istituzioni totali". È stato membro attivo dell'Asarp, l'Associazione sarda per l'attuazione della riforma psichiatrica, e presidente della cooperativa sociale Il Giardino di Clara, impegnata nell'accompagnamento verso l'emancipazione lavorativa delle persone che vivono una condizione di sofferenza mentale.
Nello stesso ambito aveva coordinato Radio Onde Corte, la prima esperienza radiofonica sarda dedicata alla salute mentale, nata per offrire uno spazio e una voce alle persone che vivevano quella condizione. Un lavoro quotidiano fatto di ascolto, vicinanza e attenzione concreta, con l'obiettivo di contribuire ad abbattere le barriere che separano le persone dalla piena partecipazione alla vita sociale.
Il suo impegno si era esteso anche al mondo della giustizia e delle carceri, attraverso la collaborazione con la Conferenza regionale volontariato giustizia della Sardegna. Aveva inoltre partecipato alle battaglie per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, portando avanti con coerenza la convinzione che anche nei luoghi più difficili dovessero essere tutelati dignità e diritti.
Era una presenza costante nelle manifestazioni per la pace, la solidarietà, l'antifascismo, la giustizia e la difesa dei diritti umani. Un impegno politico vissuto non soltanto attraverso le idee, ma nella quotidianità, accanto alle persone e alle realtà sociali con cui aveva scelto di condividere il proprio percorso.
A ricordarlo sono in queste ore tante persone che hanno incrociato il suo cammino.
Parole di commiato sono arrivate anche dalla garante regionale delle persone private della libertà, Irene Testa: "Ti ricorderò per la libertà del tuo pensiero e per quello che hai saputo trasmettere agli altri". E ancora: "Mancherai alle persone di cui ti prendevi cura, a chi hai ascoltato, aiutato e accompagnato. Che la terra ti sia lieve".
È anche attraverso queste parole che resta il ritratto di Roberto Loddo: quello di una persona capace di mettere il proprio lavoro, la propria voce e il proprio tempo al servizio degli altri. Un giornalista e un attivista che ha scelto di stare dalla parte di chi aveva meno voce, facendo dell'impegno sociale una parte inseparabile della propria vita.

