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Un’automobilina costruita con una lattina di bibita. Una bicicletta realizzata con filo di ferro recuperato. Un elicottero nato da vecchie scatole di latta e materiali destinati alla discarica. Oggetti semplici, all’apparenza, ma capaci di raccontare molto più di un gioco. Raccontano l’infanzia, la creatività, la resilienza e la capacità di trasformare una mancanza in una risorsa.
È questo il cuore di “Giocattoli che raccontano il riciclo: tradizione, creatività e sostenibilità” dei giocattoli africani, la mostra promossa dall’associazione Alleviare la Povertà (ALPO), visitabile per tutto il mese di giugno nella sede di via Principe Amedeo 22/a a Cagliari.
L’esposizione raccoglie giocattoli provenienti da diversi Paesi africani e costruiti con materiali recuperati: lattine, filo metallico, stoffe, legno, vecchie ciabatte e oggetti destinati a diventare rifiuti. Un progetto che parla di sostenibilità e riciclo, ma anche di incontro tra culture, solidarietà e diritti dell’infanzia.
“Questi bambini prendono ciò che noi consideriamo una schifezza e ne fanno un’opera d’arte”, racconta la presidente di ALPO Rosaria Cadelano. “Quando li vedi girare nelle discariche sotto il sole a cercare materiali e poi sedersi per costruire, ti si gonfia il cuore di tenerezza”.
Dietro la mostra non c’è soltanto un’esposizione di oggetti curiosi, ma una visione più ampia che guarda all’educazione ambientale, all’economia circolare e alla cooperazione internazionale.
“Dalla cultura dello scarto alla cultura della creazione”
L’idea nasce molti anni fa, durante le attività che l’associazione ha portato avanti in diversi Paesi africani.
“Abbiamo visto questi bambini costruire giocattoli utilizzando quello che trovavano”, spiega Cadelano. “Lattine di Coca-Cola, scatolette di sardine, contenitori di margarina, filo metallico, qualunque materiale recuperato. Ci è sembrato importante far conoscere questa realtà soprattutto ai bambini, perché oggi siamo immersi nella cultura dell’usa e getta”.
Secondo la presidente, questi giocattoli rappresentano un esempio concreto di economia circolare.
“Le nostre discariche sono piene di oggetti che potrebbero essere riutilizzati. Questi bambini dimostrano che ciò che noi buttiamo può avere una seconda vita. Con la loro fantasia trasformano i rifiuti in qualcosa di bello e utile”.
Una creatività che nasce spesso dalla necessità.
“I nostri bambini trovano tutto pronto”, osserva. “Sono pochi quelli che costruiscono da soli il proprio patrimonio ludico. In molte zone dell’Africa, invece, il gioco nasce dall’ingegno. Non perché sia una situazione ideale, ma perché non esiste alternativa. E da quella necessità nasce una capacità creativa straordinaria”.
I bambini osservano il mondo che li circonda e lo riproducono.
“In alcuni Paesi andavano di moda le Mercedes e loro costruivano Mercedes. Oppure camion, biciclette e mezzi di trasporto. Guardano la realtà e la reinterpretano. Sono bambini attentissimi, capaci di creare modelli complessi senza aver mai visto un kit di modellismo”.
I laboratori nelle scuole
La mostra non è pensata come un semplice percorso espositivo. L’obiettivo dell’associazione è trasformarla in un progetto itinerante destinato soprattutto alle scuole.
“Abbiamo già diverse prenotazioni”, racconta Cadelano. “In passato siamo stati in varie scuole del Barigadu e l’esperienza è stata bellissima. I bambini arrivavano con materiali raccolti da casa e, insieme agli animatori, costruivano pupazzi, corde, palloni e giocattoli”.
A colpire è soprattutto la semplicità dei materiali utilizzati.
“Raccolgono tappi di bottiglia e li trasformano in ruote perfette. Utilizzano vecchie infradito per realizzare pneumatici. Con una scatoletta costruiscono il corpo di un elicottero. È incredibile vedere cosa riescono a fare”.
L’obiettivo è trasmettere ai più giovani una riflessione sul consumo e sul valore delle cose.
“Oggi si parla molto di raccolta differenziata e riciclo, ma spesso restano concetti astratti. Questi giocattoli rendono tutto concreto. Mostrano che cosa significa davvero recuperare un materiale”.
L’eredità della Laudato Si’
Nel racconto della presidente emerge spesso un riferimento preciso: l’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco.
“Credo abbia avuto una grande influenza nel sensibilizzare le persone sul tema della cultura dello scarto”, spiega. “Questi giocattoli rappresentano perfettamente quel modello di economia circolare capace di assorbire ciò che produce, ridurre gli sprechi e limitare i consumi”.
Per Cadelano il tema ambientale non è separato da quello sociale.
“Parliamo di inquinamento, di risorse che si esauriscono. Ma parliamo anche di persone. Questi bambini ci insegnano a prenderci cura della nostra casa comune attraverso gesti semplici e concreti”.
Dal Kosovo all’Africa: la storia di ALPO
La mostra rappresenta soltanto una delle tante attività portate avanti dall’associazione Alleviare la Povertà. La sua storia nasce lontano dall’Africa, nei Balcani devastati dalla guerra.
“L’associazione è nata durante il conflitto in Kosovo. Erano anni molto difficili", ricorda Cadelano. "Mio fratello lavorava come medico e io ho iniziato a frequentare quei territori portando aiuti e collaborando con le comunità locali. Ricordo anziani rimasti soli, famiglie che avevano perso tutto e villaggi devastati dalla guerra. In alcuni casi abbiamo contribuito alla ricostruzione di stalle distrutte dai bombardamenti perché per molte famiglie rappresentavano l'unica fonte di sostentamento. Abbiamo incontrato persone segnate nel corpo e nell'anima dal conflitto, bambini mutilati dalle mine e intere comunità che cercavano di ricominciare. Da quelle esperienze è nata la convinzione che la solidarietà non possa limitarsi all'emergenza, ma debba trasformarsi in percorsi di sviluppo e autonomia”.
Da quell’esperienza nasce un impegno che continua ancora oggi.
“Abbiamo aiutato anziani rimasti senza mezzi di sostentamento, ricostruito stalle distrutte dalla guerra e sostenuto iniziative educative. Molti bambini erano mutilati dalle bombe. Molte famiglie avevano perso tutto”.
Con il tempo l’attività dell’associazione si è estesa ad altri Paesi.
“In Tunisia abbiamo lavorato nelle oasi, luoghi straordinari dove l'acqua rappresenta una risorsa preziosissima. Le vasche utilizzate per irrigare le palme da dattero sono state trasformate anche in piccoli allevamenti ittici. I pesci contribuivano all'alimentazione delle famiglie e permettevano di integrare il reddito locale. È stato un progetto particolarmente interessante perché metteva insieme sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e sviluppo economico. L'esperienza si è rivelata così efficace da essere successivamente trasferita anche in Congo, dove abbiamo lavorato con le comunità locali affinché potessero gestire autonomamente le attività avviate. Abbiamo lavorato anche in Marocco, dove abbiamo sostenuto il recupero degli uliveti abbandonati. Le cooperative locali volevano rilanciare la produzione e abbiamo collaborato affinché potessero tornare a valorizzare il loro territorio”.
Accanto ai progetti di sviluppo economico c’è anche il sostegno scolastico.
“In Rwanda e Congo aiutiamo circa cinquanta bambini, soprattutto bambine, attraverso borse di studio. È un progetto che dura da oltre dieci anni. Riceviamo continuamente richieste di aiuto e cerchiamo di fare il possibile”.
“L’interculturalità è una ricchezza”
Tra i temi più cari alla presidente c’è quello dell’incontro tra culture.
“Quando vivi accanto alle persone e condividi la loro quotidianità, cambia tutto. Ti accorgi che esiste una grande differenza tra ciò che si racconta e ciò che realmente si vive”.
Secondo Cadelano, la conoscenza è il miglior antidoto ai pregiudizi.
“La mancanza di conoscenza porta spesso a vedere solo gli aspetti negativi. Invece abbiamo moltissimo da imparare dagli altri. L’interculturalità è una ricchezza enorme. Spesso affrontiamo il tema delle migrazioni o delle differenze culturali senza conoscere davvero le persone di cui parliamo", osserva Cadelano. "Quando invece vivi accanto a loro, condividi il cibo, le difficoltà e la quotidianità, scopri che le somiglianze sono molto più numerose delle differenze. Ho imparato tantissimo dalle donne africane, dalla loro forza, dalla capacità di affrontare problemi enormi senza perdere dignità e umanità. Credo che uno degli obiettivi della mostra sia proprio questo: favorire la conoscenza reciproca. Perché la paura nasce quasi sempre dalla distanza, mentre la conoscenza crea ponti”.
Un concetto che la mostra cerca di trasmettere anche ai visitatori.
“Questi giocattoli possono aiutare a superare paure e stereotipi. Dimostrano che dietro ogni persona esistono capacità, intelligenza, creatività e dignità”.
L’esperienza di Cristiana Pianti: “Vedere con i propri occhi cambia tutto”
Tra i volontari dell’associazione c’è anche Cristiana Pianti, ostetrica in pensione, che negli anni ha partecipato a diversi progetti.
“Mi piace fare qualcosa per gli altri”, racconta. “Anche nel mio lavoro ho sempre vissuto la professione come un servizio alle persone”.
Per lei il volontariato non è soltanto un impegno sociale, ma un’esperienza umana.
“Anche una piccola goccia può fare la differenza”.
Pianti ha avuto modo di visitare il Senegal insieme ad altri volontari dell’associazione.
“Lì abbiamo inaugurato un pozzo di acqua dolce costruito in un villaggio che aveva sempre avuto soltanto acqua salmastra. Vedere i volti delle persone, la loro felicità per qualcosa che per noi è normale, è stato emozionante e toccante”.
Un’esperienza che ha lasciato un segno profondo.
“Le immagini televisive raccontano molto, ma vedere con i propri occhi è diverso. Mi sono resa conto di quanto poco abbiano alcune comunità. Parliamo dell’acqua, dell’alimentazione, della sanità. Ho visitato strutture sanitarie con pochissimi mezzi. Toccare con mano queste realtà ti cambia. Ricordo in particolare l'incontro con i bambini del villaggio", racconta. "Erano curiosi, sorridenti, pieni di entusiasmo nonostante le difficoltà quotidiane. Noi arriviamo spesso con l'idea di dover insegnare qualcosa, ma alla fine siamo noi a imparare. Impari il valore dell'essenziale, la gratitudine per ciò che possiedi e l'importanza delle relazioni umane. Quando vedi persone felici per l'arrivo di acqua potabile o per un piccolo miglioramento della scuola, capisci quanto spesso diamo per scontate cose fondamentali. È un'esperienza che consiglio a chiunque perché ti costringe a guardare il mondo da una prospettiva diversa”.
I nuovi progetti in Senegal
L’impegno dell’associazione prosegue anche oggi.
Dopo la costruzione del pozzo in Senegal, ALPO sta raccogliendo fondi per realizzare servizi igienici in una scuola primaria del villaggio.
“Durante l’inaugurazione del pozzo il direttore della scuola ci ha chiesto aiuto”, racconta Cadelano. “I bambini erano costretti a fare i propri bisogni all’aperto. Una situazione particolarmente difficile per le bambine. Servono circa 5 mila euro per costruire quattro servizi igienici”.
C’è poi un’altra iniziativa che la presidente tiene particolarmente a ricordare.
“La mostra è dedicata anche ai bambini di Gaza. Abbiamo voluto che questa esposizione avesse anche un significato simbolico", spiega la presidente. "Parliamo di bambini che costruiscono giocattoli partendo da ciò che trovano nelle discariche e contemporaneamente pensiamo ad altri bambini che oggi vivono la tragedia della guerra. Per questo abbiamo deciso di dedicare la mostra ai bambini di Gaza e di sostenere, attraverso le offerte raccolte, le attività educative rivolte ai più piccoli. Crediamo che il diritto al gioco, all'istruzione e alla serenità debba appartenere a tutti i bambini del mondo, indipendentemente dal luogo in cui sono nati. Le offerte raccolte durante le visite saranno destinate a sostenere le attività educative promosse da padre Gabriel Romanelli per i bambini che hanno perso tutto a causa della guerra”.
Un filo invisibile che collega continenti diversi attraverso lo stesso messaggio.
“Una mostra del genere non può restare nascosta”, conclude Cadelano. “Ha bisogno di essere vista, raccontata e vissuta. Perché dietro ogni giocattolo ci sono idee, sentimenti, speranze e persone. E perché questi bambini hanno ancora molto da insegnarci”.
Come visitare la mostra e sostenere ALPO
La mostra “Giocattoli che raccontano il riciclo” è visitabile nella sede dell’associazione ALPO, in via Principe Amedeo 22/a a Cagliari.
Orari
Martedì e giovedì: 10-13
Mercoledì e venerdì: 17-20
Chi desidera sostenere i progetti dell’associazione può effettuare una donazione.
IBAN: IT81 D0101504802000000011903
Email: alpoassociazione@gmail.com
Le donazioni sono deducibili dal reddito.

