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Flavio Briatore e la Sardegna, un rapporto fuori dagli schemi fatto di applausi e polemiche, sfide avvincenti, investimenti e, talvolta, aspre critiche.
IL CONFRONTO – L’ultimo atto dell’avventura dell’imprenditore piemontese nell’isola che gli è valsa il successo in Costa Smeralda, è andato in scena a Bitti, nel cuore della Barbagia, dove nei giorni scorsi si è tenuto un attesissimo work shop organizzato da una delegazione di pastori che si sono confrontati con Briatore sui possibili sbocchi per i loro prodotti nel mercato mondiale.
Nelle sale dell’Hotel Su Lithu i pastori hanno presentato al proprietario del Billionaire undici varietà di formaggi per valutare la possibilità di avviarne la distribuzione nei grandi mercati.
All’appuntamento era presenti anche Sebastiano Sardo, assaggiatore di Eataly e figura molto vicina a Oscar Farinetti. Tra i rappresentanti di alcune delle catene della grande produzione italiana, ha partecipato al work shop anche Franco Fois, titolare dei punti vendita Conad di Nuoro (Viale Europa e Biscollai), Macomer e Ottana nonché consigliere di amministrazione del gruppo Conad del Tirreno che ha sede a Pistoia e controlla i supermercati Conad in Sardegna, Toscana, Lazio e parte della Liguria.
IL PUNTO DI VISTA – “Lo spirito dei pastori è da ammirare e l’incontro di Bitti è stato indubbiamente un momento importante – spiega Fois – perché per la prima volta i pastori sardi siedono a un tavolo per dialogare nel tentativo di trovare canali che li rendano più autonomi e liberi di muoversi nel mercato”.
“Il loro intento è quello di affacciarsi ai grandi mercati e alla grande produzione bypassando l’ostacolo rappresentato dagli industriali coi quali, puntualmente, la categoria dei pastori entra in contrasto accumulando tensioni che surriscaldano l’ambiente”.
Prosegue Franco Fois: “Personalmente ritengo che accostarsi alla grossa distribuzione nazionale e internazionale sarà molto complicato. A maggior ragione se si parla di immettere i prodotti isolani nei mercati di New York. I pastori sardi non hanno l’adeguata conoscenza delle strategie di marketing e dei procedimenti logistici e tecnici da attuare per competere coi grandi mercati. Certo, se si affiancassero a figure competenti e professionisti del settore e si attrezzassero in maniera adeguata creando un’importante struttura, col tempo, si potrebbero ottenere importanti risultai. Naturalmente – precisa il rappresentante Conad – è un discorso complesso e sarà necessario lavorare a lungo e in maniera precisa per avviare un percorso evolutivo di successo”.
“Briatore è indubbiamente un interlocutore valido e capace, ma non penso basti questo ad offrire ai piccoli produttori sardi il volano per affermarsi su mercati che lavorano su volumi enormi dal punto di vista quantitativo e all’interno dei quali i prodotti di nicchia difficilmente trovano un loro spazio. Anche le grandi aziende sarde che hanno trovato una loro dimensione in America, si appoggiano tutte a distributori statunitensi che fanno da mediatori”.
IL BILANCIO – “Il dato interessante è che sicuramente quanto accaduto a Bitti smuoverà qualcosa e servirà da stimolo non solo per quanto riguarda i mercati, ma anche per quanto riguarda la consapevolezza dell’opinione pubblica. Il confronto è servito a capire di cosa ha bisogno la grande distribuzione e quali sono i prodotti che potrebbero avere maggiori chances”.