Un ponte a tre arcate abbandonato sotto al tunnel di calcestruzzo che da anni fungeva da collegamento fra le due sponde del Rio Gaddhuresu a Olbia. Sarebbe questo, secondo le indagini della Procura di Tempio, il tappo che ha ostruito il corso d'acqua che è così tracimato inondando Olbia insieme ai tanti altri fiumiciattoli che circondano e attraversano la città.

I periti della Procura hanno acquisito la progettazione dell'opera risalente alla metà dello scorso decennio mentre il ponticello sarà demolito nei prossimi giorni. Un progetto, quello di tombamento, che venne affidato a un tecnico di fiducia del Comune il quale decise, per mancanza di fondi, di non smantellare il ponticello costruendoci sopra una nuova struttura con il beneplacito del genio civile dell'allora Sindaco Settimo Nizzi.

Sono tanti i punti da chiarire su quello che accadde a Olbia nel tragico pomeriggio del 18 novembre scorso. Un pomeriggio, ormai è chiaro, dalla tragedia annunciata ed evitabile. "Non abbiamo ancora iscritto nessuno nel registro degli indagati" dice il pm Riccardo Rossi. Si indaga sui tempi di intervento dei vari organi di soccorso e sul perché la Regione, quel giorno, fosse completamente assente in Gallura nonostante l'allerta meteo lanciata dalla Protezione Civile.

Negligenze, mancanze, distrazioni, superficialità. A Olbia morirono 9 persone, in Sardegna 16 mentre il disperso Giovanni Farre non è ancora stato trovato e qualcuno prima o poi dovrà pagare.