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In occasione dell’Anno Santo del 1900, Papa Leone XIII volle che su diciannove vette d’Italia fossero collocati monumenti raffiguranti Cristo Redentore. Tra queste, fu scelto il Monte Ortobene, a quota 925 metri, a Est di Nuoro.
La statua fu realizzata in bronzo (più precisamente, un’alta lega di ottone ad alta resistenza) dallo scultore calabrese Vincenzo Jerace, fusa a Napoli. Le donazioni per finanziare l’opera furono raccolte grazie alla mobilitazione popolare, a campagne de «La Sardegna cattolica» e un appello di Grazia Deledda, futura Premio Nobel.
L'INAUGURAZIONE
La statua fu spedita in pezzi via mare: giunse a Cagliari intorno al 15 agosto 1901, quindi trasportata via treno fino a Nuoro e, infine, trasferita sul Monte Ortobene con carri trainati da buoi.
Il 29 agosto 1901, alla presenza di oltre 10.000 persone provenienti da tutta la Sardegna, si tenne l’inaugurazione solenne. Per l’occasione presenziarono le autorità ecclesiastiche e civili.
L'OPERA
La statua, alta circa 7 metri (quasi 5 metri solo la figura, 2 tonnellate di peso), è caratterizzata da un panneggio dinamico ed equilibrato, sospeso nell’aria della vetta del monte. Lo scultore incise sulla palma della mano benedicente, rivolta verso Nuoro, la scritta «A Luisa Jerace, morta mentre il suo Vincenzo la scolpiva», in memoria della moglie morta durante i lavori.
Un altro elemento simbolico è nascosto dietro il piede destro del Cristo: si tratta del volto di un bambino, spesso interpretato male come angelo o diavoletto, ma secondo Jerace rappresenta «l’umanità che al cospetto di Dio è come un bambino».
LA RICORRENZA E LA FESTA
Da allora, ogni 29 agosto, si celebra una messa solenne sulla cima del Monte Ortobene, con pellegrinaggio, canti e una imponente processione da parte della comunità nuorese.
La festa, pur mantenendo il suo forte carattere religioso, oggi si arricchisce di elementi folkloristici: sfilate di gruppi in costumi tradizionali, maschere etniche, balli, canti, festival del folklore e spettacoli culturali che coinvolgono l’intera Sardegna.