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C’è un modo particolarmente efficace per capire la Sardegna orientale: non affrontarla come una semplice sequenza di spiagge, ma come un viaggio in cui il paesaggio cambia continuamente, pur restando sempre fedele a se stesso. Partire da Olbia significa avere a disposizione uno dei punti d’accesso più strategici dell’isola, ideale per costruire un itinerario on the road che unisca mare, natura, borghi e montagne. Da qui, in poche ore, si passa dalle acque trasparenti dell’area marina protetta di Tavolara alle spiagge celebri di San Teodoro, fino al Golfo di Orosei e all’entroterra più aspro della Barbagia.
La forza di questo tratto di Sardegna sta proprio nella sua varietà. Non è solo una costa bella da vedere: è un territorio che si lascia scoprire per strati, con deviazioni continue e tappe che funzionano in modo diverso a seconda della stagione, della luce e del tempo che decidete di concedervi. Per questo, più che un elenco di luoghi, la Sardegna orientale chiede un itinerario ragionato, capace di alternare soste iconiche e parentesi più selvagge.
Olbia, la porta d’ingresso perfetta per un viaggio sulla costa est
Olbia non è soltanto il punto di arrivo più comodo per chi sbarca nel nord-est dell’isola, ma anche il punto di partenza ideale per un percorso che scende lungo la costa orientale senza forzature. In pochi chilometri si raggiungono già i primi scenari spettacolari, ma è soprattutto la posizione di Olbia a fare la differenza: da qui si può decidere se restare sul mare, spingersi verso il Golfo di Orosei o piegare verso l’interno, dove la Sardegna mostra un volto più ruvido e identitario.
1. Porto Istana, il primo assaggio del grande mare del nord-est
La prima tappa naturale, lasciandosi Olbia alle spalle, è Porto Istana, una baia luminosa e ampia che offre subito una delle viste più riconoscibili della costa nord-orientale, con Tavolara che si staglia all’orizzonte come una massa calcarea netta e quasi irreale. È il luogo giusto per iniziare il viaggio con una sosta breve ma scenografica, di quelle che fanno capire immediatamente quanto il mare, in questa parte di Sardegna, abbia tonalità e trasparenze fuori scala. La sua vicinanza a Olbia la rende perfetta come primo contatto con l’isola, senza allontanarsi subito troppo dal punto di arrivo.
2. Tavolara, il profilo più iconico della costa orientale
Pochi luoghi in Sardegna hanno la forza visiva di Tavolara. L’isola è il fulcro dell’area marina protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, un tratto di litorale che coinvolge Olbia, Loiri Porto San Paolo e San Teodoro e che protegge uno dei paesaggi marini più straordinari del Mediterraneo. Tavolara non è soltanto un fondale perfetto da cartolina: è una presenza scenica continua, un riferimento visivo che accompagna il viaggio e che cambia aspetto a seconda delle ore del giorno.
Chi parte da Olbia può viverla in modi diversi: osservandola dalla costa, raggiungendola dal vicino Porto San Paolo o scegliendo una giornata dedicata al mare e alle escursioni nell’area protetta. È una tappa che sintetizza bene lo spirito della Sardegna orientale, perché unisce il fascino balneare alla sensazione di trovarsi in un ambiente ancora fortemente tutelato e leggibile nella sua integrità paesaggistica.
3. San Teodoro, fra La Cinta e Cala Brandinchi
Scendendo verso sud, San Teodoro è una tappa quasi obbligata, ma il suo successo non è casuale. È qui che il viaggio incontra alcune delle spiagge più famose del versante orientale, a partire da La Cinta, lunghissima e luminosa, e da Cala Brandinchi, che deve la propria notorietà a un’acqua chiarissima e a un paesaggio che sembra pensato per essere ricordato a lungo. La presenza di Tavolara sullo sfondo, inoltre, dà a questo tratto di costa una profondità scenica che pochi altri luoghi dell’isola riescono a eguagliare.
San Teodoro funziona bene anche come pausa più vivace all’interno dell’itinerario. Dopo le soste più contemplative, qui la costa si fa più accessibile, più frequentata, più immediata, ma senza perdere qualità paesaggistica. È una base ottima per chi vuole alternare giornate di mare a brevi spostamenti verso altre spiagge o insenature del comprensorio.
4. Berchida, la spiaggia che segna il passaggio verso il Golfo di Orosei
Proseguendo lungo la costa, il paesaggio cambia progressivamente e diventa più aperto, più essenziale, meno costruito. Berchida, nel territorio di Siniscola, è una delle tappe che segnano meglio questo passaggio. SardegnaTurismo la descrive come una delle spiagge più belle del Mediterraneo, lunga, ampia e capace di restituire emozioni diverse dal sorgere al tramonto. Ed è proprio questa la sua qualità più forte: Berchida non colpisce soltanto per il mare, ma per il senso di spazio che trasmette.
Qui il viaggio abbandona definitivamente l’idea della sola vacanza balneare e si avvicina a una Sardegna più naturale, dove il litorale sembra ancora dialogare senza mediazioni con la macchia mediterranea e con l’entroterra. È una sosta che merita tempo, soprattutto per chi cerca la costa orientale meno mondana e più contemplativa.
5. Oasi di Bidderosa, la Sardegna del silenzio e della tutela
Poco più a sud, l’Oasi di Bidderosa è una tappa fondamentale per capire come la Sardegna orientale sappia essere spettacolare anche senza effetti speciali. Il suo fascino nasce dall’equilibrio fra pinete, sentieri sabbiosi, vegetazione mediterranea e piccole calette inserite in un contesto protetto. Le informazioni ufficiali la descrivono come un’oasi a numero chiuso, con servizi e regolamenti pensati proprio per conservarne l’equilibrio ambientale.
Bidderosa è uno di quei luoghi che chiedono un passo diverso. Non si visita in fretta e non si consuma come una spiaggia qualsiasi. Va attraversata lentamente, lasciandosi guidare da una Sardegna meno esibita e più intima, dove il paesaggio non punta sulla monumentalità ma sulla delicatezza. Per un itinerario on the road, è la tappa perfetta per rallentare e cambiare ritmo.
6. Orosei, il borgo che introduce al grande sud della costa est
Prima che il mare torni protagonista assoluto con il Golfo di Orosei, vale la pena fermarsi a Orosei, uno dei borghi più interessanti della costa orientale. Qui il viaggio ritrova una dimensione urbana in scala ridotta, fatta di centro storico, piazze, facciate sobrie e quel carattere insieme interno e marittimo che appartiene a molti luoghi sardi. Orosei ha il pregio di spezzare la sequenza delle spiagge e di ricordare che la costa orientale non è soltanto un paesaggio da cartolina, ma anche una trama di paesi, relazioni e storie locali.
7. Cala Gonone e la Grotta del Bue Marino, dove la costa si fa drammatica
Quando si arriva a Cala Gonone, la Sardegna orientale cambia ancora una volta tono. Il sito locale la racconta come l’incontro fra il mare cristallino del Golfo di Orosei e le montagne incontaminate del Supramonte, ed è una sintesi molto efficace: qui la costa non è più solo bella, ma diventa imponente, verticale, profondamente scenografica. Cala Gonone è la base ideale per vivere la parte più avventurosa dell’itinerario, quella in cui il mare si intreccia con la roccia e le escursioni assumono un peso centrale.
Fra le esperienze da non perdere c’è la Grotta del Bue Marino, uno dei luoghi simbolo dell’area. Le informazioni ufficiali spiegano che la grotta è raggiungibile via mare, che il percorso visitabile si estende per circa un chilometro e che l’intero complesso si sviluppa per oltre 70 chilometri all’interno. La sua storia è legata alla foca monaca, ma anche alla presenza di testimonianze antichissime che ne rafforzano il fascino. Non è soltanto una visita naturalistica: è un ingresso dentro un paesaggio geologico e umano stratificato.
8. Barbagia, il necessario salto nell’entroterra più autentico
Un itinerario davvero completo nella Sardegna orientale non può fermarsi alla costa. A un certo punto bisogna piegare verso l’interno e raggiungere la Barbagia, perché è lì che il viaggio acquista profondità culturale. Dopo giorni di spiagge, cale e promontori, l’entroterra offre un controcampo indispensabile: montagne, paesi, tradizioni, strade che si inerpicano e una Sardegna più severa, ma forse anche più rivelatrice.
Il bello della Barbagia è che non funziona come una semplice gita collaterale. È parte integrante del racconto del territorio. Permette di capire quanto la costa orientale dipenda anche dal suo retroterra e quanto l’identità sarda si costruisca nel dialogo continuo fra mare e zone interne. Per questo merita un’intera tappa del viaggio, non una deviazione frettolosa.
Perché l’auto è davvero imprescindibile
Se c’è una conclusione pratica che questo viaggio impone, è molto chiara: la Sardegna orientale si scopre davvero solo con piena autonomia di movimento. Le spiagge più note sono relativamente facili da raggiungere, ma i tratti di costa più nascosti, gli accessi alle cale, i punti di partenza dei sentieri e le deviazioni nell’entroterra chiedono libertà di orario e di percorso. È qui che il viaggio on the road smette di essere una scelta comoda e diventa la condizione stessa per vedere l’isola nel modo giusto.
Per questo, fin dall’arrivo, ha senso organizzarsi in modo lineare e indipendente. In un itinerario come questo, costruito fra Olbia, Tavolara, San Teodoro, il Golfo di Orosei e la Barbagia, la soluzione più naturale è il noleggio, anche perché la comodità di partire subito dall’aeroporto permette di non perdere tempo e di entrare immediatamente nel ritmo del viaggio. Non a caso, una ricerca molto pratica e concreta come noleggio auto olbia aeroporto coincide perfettamente con ciò che serve davvero per affrontare questa parte di Sardegna: un mezzo privato che consenta di muoversi senza vincoli, seguendo la costa quando vale la pena restarci e lasciandola alle spalle quando l’interno chiama.

