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Davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni di Taranto i quattro giovanissimi fermati per l’omicidio di Sacko Bakari, 35 anni, hanno scelto di non rispondere alle domande, avvalendosi della facoltà di non rispondere. I ragazzi — due 17enni e due 15enni — hanno però reso alcune dichiarazioni spontanee nel corso dell’udienza.
Secondo quanto emerso, uno dei 15enni avrebbe ammesso di essere l’autore delle coltellate risultate fatali al bracciante originario del Mali, indicando anche il luogo in cui l’arma è stata successivamente ritrovata. Il giovane avrebbe giustificato il gesto sostenendo di aver percepito una situazione di pericolo per i propri amici.
L’episodio risale alla mattina del 9 maggio, in piazza Fontana, nei pressi della città vecchia. Bakari, regolarmente residente in Italia e impiegato come bracciante agricolo, sarebbe stato inizialmente coinvolto in un acceso battibecco con il gruppo di giovani. La lite sarebbe degenerata dopo che la vittima avrebbe iniziato a registrare un video, circostanza che avrebbe ulteriormente irrigidito il confronto.
Dalle ricostruzioni fornite dagli stessi minorenni emergerebbe che, prima delle coltellate, Bakari sarebbe stato colpito a calci e pugni. Gli altri tre giovanissimi coinvolti hanno dichiarato di non essersi accorti immediatamente dell’accoltellamento, sostenendo di aver pensato, in un primo momento, che la vittima stesse fingendo di stare male dopo il parapiglia.
Nell’inchiesta risultano coinvolti anche due maggiorenni, di 19 e 22 anni, sottoposti a fermo per i medesimi fatti. Secondo gli inquirenti, il 35enne sarebbe stato colpito anche dopo essere stato raggiunto dai fendenti. Il giudice si è riservato la decisione sulla convalida del fermo e sull’eventuale applicazione di misure cautelari.

