La decisione definitiva dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) è arrivata: due nuovi anticorpi monoclonali per il trattamento dell'Alzheimer in fase precoce, lecanemab e donanemab, non saranno rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. Questa conclusione arriva dopo un parere inizialmente negativo della Commissione scientifica ed economica del farmaco (Cse) di Aifa a marzo, anche se l'iter valutativo non era ancora stato completato, come dichiarato dall'agenzia stessa. Lo riporta la giornalista Manuela Correra.

Insorgono, per la seconda volta, come informa la collega, le associazioni dei pazienti: "Esprimiamo profonda indignazione", affermano.

La Cse, ha comunicato l'Aifa, ha confermato la non ammissione alla rimborsabilità delle due specialità medicinali a base dei principi attivi lecanemab e donanemab, anticorpi monoclonali anti beta-amiloide per il trattamento della malattia di Alzheimer in fase iniziale. Come informa Correra, la Commissione, si sottolinea nelle motivazioni alla base della decisione, "ha ritenuto che non fossero stati raggiunti i requisiti minimi per l'ammissione alla rimborsabilità da parte del Ssn".

Infatti, "l'entità dell'effetto dei due prodotti in termini di rallentamento di progressione della malattia di Alzheimer a 18 mesi - si legge - appare modesta". Le aziende produttrici, Eisai e Lilly, esprimono "disappunto e rammarico". Dopo 4 anni di trattamento, lecanemab, afferma Eisai, "ha dimostrato una riduzione del rischio del 56% di progressione verso gli stadi più gravi della Malattia di Alzheimer, quelli associati alla perdita progressiva dell'autonomia e a un crescente bisogno di assistenza. Nello stesso arco di tempo, circa 8 pazienti su 10 rimangono negli stadi iniziali della malattia". Anche Lilly contesta la decisione e sottolinea come "trattandosi di terapie autorizzate dall'Agenzia Europea dei Medicinali, i pazienti potranno continuare ad accedere alle terapie a base di donanemab presso i centri di riferimento delle rispettive Regioni. Eli Lilly Italia continuerà inoltre a collaborare con i centri italiani per migliorare l'accessibilità economica del trattamento per i pazienti che vi accedano attraverso risorse private". Insorgono le associazioni.

Secondo l'Associazione italiana malattia di Alzheimer (Aima), come riporta l'articolo di Correra, "c'è profonda indignazione per la decisione della Commissione di confermare, per la seconda volta, il proprio orientamento contrario alla rimborsabilità delle prime terapie in grado di rallentare la progressione della malattia di Alzheimer nelle sue fasi iniziali".

Il secondo no della Cse, afferma, "priva i pazienti della possibilità di accedere alle prime terapie innovative e rischia di lasciare ancora una volta immutato il sistema di assistenza all'Alzheimer nel nostro Paese". "Profondo dispiacere e disappunto" anche da parte della Federazione italiana Alzheimer: "Negare la rimborsabilità di questi farmaci - afferma il segretario Mario Possenti - significa che solo chi ha avrà le possibilità economiche potrà accedere alle nuove terapie. Non si tratta della cura definitiva, ma sono farmaci decisivi perchè permettono ai malati di guadagnare tempo e in una malattia come questa - conclude - guadagnare tempo è qualcosa di prezioso".