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In un'epoca di forte incertezza e frammentazione globale, ci sono appuntamenti che vanno oltre lo spettacolo e diventano un ponte tra culture, tradizioni e soprattutto persone: è questo lo spirito di Ballus, Festival Internazionale del Folklore, che dal 29 luglio al 1° agosto torna a Uta per la sua 24ª edizione, confermandosi uno degli eventi più significativi del panorama folkloristico della Sardegna.
Un'edizione che cresce ancora, passando da tre a sei giornate di iniziative, con gruppi provenienti da diversi Paesi del mondo, spettacoli, momenti di condivisione e un messaggio di pace, dialogo e fratellanza tra i popoli.
Ad aprire il festival, mercoledì 29 luglio, sarà la Gran Parata del Folklore, una grande festa all'insegna del carnevale tradizionale sardo, con la partecipazione dei gruppi folk dell'Isola che accompagneranno il pubblico verso l'inizio della manifestazione. Venerdì 31 luglio spazio invece alla consegna del Premio "Tziu Adamu Billai" a Maria Luisa Congiu, in ricordo dello storico suonatore di Uta che ha lasciato un segno nella tradizione musicale sarda.
A presentare la manifestazione è stato Roberto Tangianu, che ha sottolineato il valore più autentico del festival. "Ballus accende ancora una volta i colori del mondo grazie alla passione, all'amore e all'impegno della Pro Loco di Uta. È un incontro internazionale del folklore che permette alle tradizioni di confrontarsi e di crescere insieme. C'è una frase che amo ricordare: la cultura è un bene che, anche se condiviso con tutti, non diminuisce mai, ma diventa sempre più grande. È questo il significato di Ballus: mettere insieme realtà diverse e fare delle nostre tradizioni la forza di una Sardegna ospitale, capace ancora di emozionare".
Tra gli interventi quello dell'assessore regionale del Turismo, Artigianato e Commercio Franco Cuccureddu, che ha ricordato come Ballus rappresenti ormai una vera tradizione dell'Isola. "Lo scorso anno sono rimasto colpito dallo scenario della chiesa medievale di Santa Maria, uno dei tanti gioielli della Sardegna che meritano di essere valorizzati. Eventi come questo servono anche a far conoscere il nostro patrimonio artistico". L'assessore ha poi evidenziato un passaggio importante per la crescita della manifestazione. "Ballus, sostenuto dall'Assessorato del Turismo, oggi non appartiene più al cartellone del folk, ma a quello della tradizione. Dopo ventiquattro anni un evento entra a far parte della storia della Sardegna. Non ha ancora i secoli di manifestazioni come Sant'Efisio, la Sartiglia o l'Ardia, ma rappresenta ormai un punto fermo". Per Cuccureddu il valore del festival va ben oltre gli spettacoli. "Dietro tutto questo c'è una comunità che continua a crederci. È bello vedere tanti giovani impegnati a portare avanti costumi, balli e tradizioni, ma il significato più grande è un altro. In un momento storico segnato da guerre e conflitti, Ballus crea occasioni di incontro autentico. I gruppi non arrivano soltanto per esibirsi: vengono ospitati nelle famiglie, condividono pranzi, cene, momenti di vita quotidiana. È così che si costruiscono comprensione, amicizia e rispetto reciproco. Ognuno di noi può fare la propria parte per rendere il mondo un posto migliore, e Ballus lancia ogni anno un piccolo ma importante seme". L'assessore ha ricordato anche il valore simbolico della presenza, tra gli ospiti dell'edizione 2026, di gruppi provenienti da Paesi segnati da tensioni internazionali. "Credo sia significativo ospitare quest'anno un gruppo iraniano e uno di Timor Est, territori che hanno conosciuto e conoscono situazioni molto difficili. È un messaggio forte di dialogo e di speranza. Per questo faccio i complimenti alla Pro Loco, al Comune e a tutti gli organizzatori: se mi sarà possibile, anche quest'anno sarò presente perché Ballus è un evento capace di emozionare".
Il neoeletto sindaco di Uta Paolo Angioni ha espresso soddisfazione per un appuntamento che rappresenta ormai un tratto distintivo dell'identità del paese, ringraziando innanzitutto la Regione Sardegna per il sostegno garantito alla manifestazione. "Un ringraziamento va all'assessore Franco Cuccureddu e alla Regione Sardegna per darci ancora una volta la possibilità di ospitare Ballus. Così come va riconosciuto il lavoro della Pro Loco e del suo presidente Romano Massa, che con passione hanno portato questa manifestazione fino alla ventiquattresima edizione". Per il primo cittadino Ballus assume oggi un significato che va ben oltre il folklore. "Le emozioni sono ancora più grandi oggi che rappresento la comunità come sindaco. Viviamo un momento storico molto delicato, segnato da guerre e tensioni internazionali. Pensavo proprio a questo guardando la bandiera iraniana durante la conferenza: poter accogliere a Uta delegazioni provenienti da Paesi che stanno vivendo situazioni drammatiche è un messaggio importante di inclusione e di speranza. Avere qui il gruppo dell'Iran è motivo di grande emozione e sensibilità". Angioni ha poi confermato il sostegno dell'amministrazione comunale alla crescita della manifestazione. "Siamo convinti che Ballus debba continuare a crescere. Quest'anno saranno allestite anche delle tribune che consentiranno di accogliere ancora più pubblico. Come Comune continueremo ad affiancare la Pro Loco perché questa manifestazione rappresenta una straordinaria opportunità per tutto il territorio".
Anche l'assessore comunale con delega al Turismo Paride Billai, presente fin dalle prime edizioni del festival, ha ripercorso la nascita di quella che allora sembrava soltanto una scommessa. "Ricordo bene quando, oltre vent'anni fa, Romano Massa immaginò un festival internazionale del folklore. Era una visione ambiziosa e il Comune cercò di sostenerla fin dall'inizio. Vedere oggi quanto quella manifestazione sia cresciuta è motivo di orgoglio". Per Billai Ballus è ormai uno degli appuntamenti di riferimento dell'estate isolana. "Oggi possiamo dire che Ballus è una delle manifestazioni più importanti della Sardegna. Ventiquattro edizioni non si improvvisano: sono il frutto dell'impegno costante di tantissime persone. Il merito è della Pro Loco e di tutti i volontari che ogni anno lavorano dietro le quinte con passione e dedizione".
A raccontare l'evoluzione del festival è stato poi il presidente della Pro Loco di Uta, Romano Massa, anima della manifestazione fin dalla sua nascita. "Quest'anno c'è un aspetto che mi rende particolarmente felice: stanno entrando nella Pro Loco tanti giovani e giovanissimi. Alcuni sono diventati soci proprio negli ultimi mesi e questo significa che il ricambio generazionale c'è. Coinvolgiamo anche tanti bambini, che partecipano alla parata accompagnando i gruppi: è così che si trasmettono le tradizioni". Massa ha ricordato come tutto sia iniziato nel 2001 con una semplice serata folkloristica. "Eravamo in piazza con un solo gruppo folk. Fin da subito il pubblico rispose con entusiasmo e ci rendemmo conto che quell'evento poteva diventare qualcosa di più. Da lì nacque l'idea di trasferire il festival nel sagrato della chiesa di Santa Maria, un luogo straordinario che permette di valorizzare uno dei gioielli architettonici del nostro territorio".
Una scelta che negli anni ha trasformato Ballus anche in uno strumento di promozione del patrimonio culturale di Uta. "Molti gruppi, anche sardi, non avevano mai visitato il santuario di Santa Maria. Rimangono incantati dalla sua bellezza e spesso ritornano. Per noi il folklore è sempre stato anche un modo per far conoscere il territorio". Il presidente della Pro Loco ha poi ribadito quale sia il messaggio più importante dell'intera manifestazione. "Il folklore unisce, non divide. Ogni anno, durante la serata conclusiva, tutti i gruppi salgono insieme sul palco per lanciare un messaggio di pace contro tutti i conflitti. Ognuno porta la propria identità, la propria cultura e le proprie tradizioni, ma tutti dimostrano che è possibile stare insieme nel rispetto reciproco".
Quest'anno quel messaggio sarà ancora più intenso grazie alla partecipazione di gruppi provenienti da realtà segnate dalla guerra. "Quando il gruppo iraniano ci ha manifestato il desiderio di partecipare, ho capito quanto fosse importante esserci. Per loro prendere parte a un festival del folklore significa incontrare altri popoli e costruire rapporti di fratellanza. Sono convinto che questa sarà una delle edizioni più emozionanti di sempre". La crescita di Ballus è raccontata anche dai numeri. Se nelle prime edizioni il festival si concentrava in tre giornate, quest'anno il programma raddoppia la sua durata, arrivando a sei giorni di appuntamenti, segno di una manifestazione che continua ad ampliare il proprio raggio d'azione. "Siamo passati da tre a sei giornate perché Ballus cresce ogni anno. Ogni edizione aggiunge qualcosa di nuovo, richiama sempre più pubblico e ci spinge a guardare avanti con entusiasmo. Ogni volta pensiamo che sarà difficile fare meglio, poi invece riusciamo ancora a sorprenderci". Una crescita resa possibile anche da una rete sempre più ampia di volontari e collaborazioni. "La nostra Pro Loco lavora per settimane all'organizzazione, ma non siamo soli. Tante altre Pro Loco della Sardegna collaborano con noi, aiutandoci anche nella preparazione dei pasti per i gruppi ospiti. C'è un grande spirito di squadra che coinvolge tante realtà del territorio e senza questo sostegno sarebbe impossibile organizzare una manifestazione di queste dimensioni".
Ballus continua inoltre a rappresentare un importante strumento di promozione della Sardegna anche oltre i confini dell'Isola. "Negli anni abbiamo visto tante persone tornare in vacanza in Sardegna dopo aver conosciuto il nostro territorio grazie al festival - racconta Massa -. Durante la permanenza accompagniamo i gruppi e i loro accompagnatori alla scoperta dell'Isola, da Cagliari ai nuraghi, fino ai murales di San Sperate e ad altri luoghi simbolo. Rimangono affascinati dalle nostre tradizioni, dall'enogastronomia e dall'accoglienza, e molti scelgono di ritornare".
Un concetto condiviso anche dall'assessore regionale Franco Cuccureddu, che ha evidenziato come il crescente interesse internazionale verso la Sardegna passi sempre più attraverso la cultura e le esperienze autentiche. Un fenomeno confermato anche dai nuovi collegamenti diretti tra Olbia e New York. "Il mercato americano sta crescendo con numeri davvero straordinari. Siamo passati da circa 200mila presenze nel 2023 a oltre 400mila nel 2025, ancora prima dell'avvio del volo diretto. Quel collegamento è stato una conseguenza della crescita della domanda, non la causa". Secondo l'assessore, i visitatori provenienti dagli Stati Uniti cercano un'esperienza molto diversa dal tradizionale turismo balneare. "È un mercato molto motivato e con una forte capacità di spesa. Chi vola dagli Stati Uniti non sceglie la Sardegna per il mare, perché spiagge meravigliose le trova anche molto più vicino a casa. Viene qui per vivere la storia, l'archeologia, le tradizioni, l'artigianato, i laboratori enogastronomici e tutto ciò che rende unica la nostra identità". Un interesse che rende manifestazioni come Ballus ancora più strategiche. "Gli americani cercano esperienze autentiche. Vogliono conoscere i nostri monumenti nuragici, assistere alle tradizioni popolari, entrare in contatto con il saper fare delle comunità locali. Eventi come Ballus rappresentano perfettamente questa idea di turismo esperienziale e contribuiscono a raccontare la Sardegna più vera".
Ballus si prepara così ad accendere ancora una volta l'estate di Uta con costumi, le musiche, le danze e i sapori provenienti da ogni parte del globo. Un festival che continua a crescere senza perdere la propria anima, trasformando il folklore in un linguaggio universale capace di superare confini, differenze e conflitti e che trasformerà il piccolo centro del Campidano diventerà un crocevia di culture e tradizioni, dimostrando come il dialogo tra i popoli possa nascere anche da un ballo, da una melodia o dall'ospitalità di una comunità che, da ventiquattro edizioni, fa dell'accoglienza il proprio tratto distintivo.



