Roma, 14 set. (Adnkronos Salute) - “Uno degli aspetti più interessanti è la rapidità d’azione. Già dopo la prima somministrazione di depemokimab il paziente può ottenere un beneficio clinicamente rilevante: per quanto riguarda l’asma, sia gli aspetti funzionali sia la riduzione delle riacutizzazioni; per la poliposi naso-sinusale, invece, parametri importanti come l’anosmia e l’ostruzione nasale. Ma il dato più importante è che non si tratta semplicemente di un buon effetto iniziale. Negli studi Swift 1, Swift 2 e Agile, che hanno contribuito a definire l’efficacia nell’asma, l’attività del farmaco viene confermata anche nel lungo periodo, fino ai 2 anni di trattamento. Lo stesso abbiamo osservato negli studi Anchor 1 e Anchor 2 per la poliposi naso-sinusale”. Così Cristiano Caruso, direttore Uosd Allergologia e immunologia clinica Fondazione Policlinico A. Gemelli Irccs, Roma-Università Cattolica del Sacro Cuore, commenta i risultati presentati al congresso Ers-European Respiratory Society che si è recentemente concluso a Barcellona (Spagna).
“Depemokimab è un anticorpo monoclonale diretto contro l’interleuchina 5 (Il-5). Rispetto ad altri farmaci della stessa classe presenta una caratteristica distintiva: la modalità di somministrazione, che non è mensile o quindicinale, ma una volta ogni sei mesi - spiega Caruso - Questa caratteristica non ha modificato l’efficacia nelle patologie caratterizzate da infiammazione di tipo 2, in particolare l’asma severo eosinofilico e la poliposi naso-sinusale. Parliamo quindi di un anticorpo monoclonale che ha trovato indicazione in entrambe queste condizioni, accomunate da un’infiammazione di tipo 2, cioè da un particolare meccanismo immunologico che modifica la risposta del sistema immunitario nei confronti di determinati stimoli esterni”.
Intervenire precocemente con il trattamento corretto “può aumentare la possibilità di raggiungere la remissione più facilmente - osserva l’esperto - Nell’asma grave, una patologia nella quale possono svilupparsi importanti comorbidità, intervenire precocemente può contribuire a ridurre il rischio che il paziente sviluppi anche una poliposi naso-sinusale, comorbidità frequente”. Un trattamento precoce, inoltre, comporta una “remissione ‘on treatment’. È qualcosa che il paziente può apprezzare durante un trattamento a lungo termine: il farmaco continua infatti a mantenere il proprio effetto terapeutico anche per un periodo molto prolungato, oltre la necessità di somministrazioni ravvicinate. Per quanto riguarda invece la remissione ‘off treatment’ - cioè alla sospensione della terapia - saranno necessari ulteriori dati, soprattutto dagli studi real world. A un’osservazione preliminare, sembrano avere maggiori possibilità i pazienti in cui trattamento viene iniziato precocemente”.

Il fatto che depemokimab preveda soltanto due somministrazioni all’anno ha un valore particolare anche per l’aderenza alla terapia. “Ci sono almeno due aspetti importanti - chiarisce Caruso - Il primo riguarda il tempo da deve dedicare alla gestione della propria patologia che si riduce” con le somministrazioni semestrali. “Ma c’è anche un altro elemento che abbiamo potuto osservare nel partecipare al trial clinico registrativo. I pazienti apprezzano molto il fatto di avere lunghi periodi nei quali non si sentono, per così dire, ‘medicalizzati’, pur continuando a percepire l’effetto terapeutico. Questo rappresenta un elemento distintivo del farmaco - rimarca - Nell’area terapeutica dell’asma grave e della poliposi naso-sinusale, depemokimab è il primo farmaco a consentire una durata d’azione così prolungata” e per questo “sarebbe importante favorire in Italia un’organizzazione tipo ‘hub and spoke’ per semplificare l’accesso e la somministrazione del trattamento”.
All’Ers sono stati presentati anche nuovi dati sulla sicurezza a lungo termine di mepolizumab nei pazienti pediatrici con asma eosinofilico severo. “Avevamo già a disposizione farmaci con un’esperienza consolidata nel lungo periodo - illustra Caruso - Mepolizumab amplia ulteriormente le possibilità terapeutiche, mettendo a disposizione anche nella popolazione pediatrica l’esperienza maturata nel tempo negli adulti. Un altro elemento interessante riguarda il possibile effetto protettivo rispetto alla riacutizzazione degli infezioni. La riduzione degli eventi infettivi è un ulteriore elemento di protezione in questa popolazione particolarmente vulnerabile, anche nell’ottica della lotta all’antibiotico-resistenza”.
Dal punto di vista della sicurezza, “il dato più importante che è emerso riguarda la diminuzione del numero degli eosinofili, che è una caratteristica del meccanismo d’azione di mepolizumab - precisa l’esperto - e che viene osservata nel lungo termine anche nella popolazione pediatrica, ma senza un aumento di rischi per l’immunocompetenza. La riduzione degli eosinofili e il blocco dell’attività dell’Il-5 non sembrano quindi compromettere la capacità immunitaria del bambino. Questo è un elemento particolarmente importante quando si parla di un trattamento a lungo termine in età pediatrica”. All’Ers, sempre su mepolizumab, è stata presentata anche un’analisi cross-indication . “Lavorare sulle diverse patologie caratterizzate da infiammazione di tipo 2 può essere una strategia vincente - osserva Caruso - Ci permette non soltanto di ridurre l’utilizzo dei farmaci, ma anche di intervenire sulla storia naturale della malattia, considerando contemporaneamente due o più patologie. Questa è una caratteristica che mepolizumab ha dimostrato e che è stata ulteriormente corroborata dagli studi real world a lungo termine, compresi quelli condotti in Italia. Questi dati - conclude - permettono quindi di confermare, su popolazioni sempre più numerose, l’efficacia del trattamento sulle diverse manifestazioni delle patologie di tipo 2”.