Roma, 27 ott. (Adnkronos) - "Schlein ha tutte le possibilità di vincere contro la Meloni: è donna, è capo di un grande partito, un partito che ha risollevato e quindi tutte le carte in regola per vincere". Ad affermarlo Goffredo Bettini all'Adnkronos, intervistato dal direttore Davide Desario per AdnTalks. "Non riesco a capire questa preferenza" che si dice abbia Giorgia Meloni nel preferire Elly Schlein come avversaria. "Conte ha altre caratteristiche. M5S è un partito più piccolo, però ha diciamo un profilo di governo, persino di statista e diciamoci le cose come stanno perché ha governato con noi salvando l'Italia sia sul piano economico" per il fondi del Pnrr che "sono stati conquistati e combattuti da Conte e poi sulla questione Covid".
"Meloni? E' una donna combattiva che ha avuto la forza di farsi da sé, è una donna che ha dimostrato più coraggio di tutti i suoi uomini al governo messi insieme. Noi dobbiamo stare attenti. Non è che la destra è fiaccata. Ha fatto tanti errori, ha fatto un governo che non ha combinato nulla però è rocciosa perché è entrata in parte nella coscienza degli italiani", ha quindi detto.
"C'erano anche altre strade, altre strade però ormai c'è un accordo fondamentali i partiti, quindi si andrà alle primarie e quando fare devo farle subito il prima possibile perché non ci illudiamo, non saranno rosa e fiori evidentemente. ci sarà una competizione. Ci saranno evidentemente delle frizioni e quindi chi vince deve avere il tempo prima delle elezioni politiche è di essere il candidato di tutti, di entrare nel cuore di tutti", ha detto ancora Bettini.
"Chi vince tra Schlein e Conte? Questo non lo so e devo dire che Rinascita ha una posizione molto chiara: noi offriamo contenuti, spunti - poi buoni o cattivi ognuno lo giudicherà - a tutta l'alleanza, a tutta la larga alleanza. Non diciamo questo o quello o quell'altro, ma a tutta l'alleanza. Noi offriamo contenuti e prospettive a tutti", ha affermato sottolineando: "Chi voto alle primarie? Non lo dico, proprio per la posizione di Rinascita che ho detto".
"Escludere Renzi sarebbe grande errore politico. Avremmo un profilo più settario e meno inclusivo", ha sottolineato il politico. Quanto a Carlo Calenda, "rispetto a Renzi "è un'altra cosa. Calenda è un'altra cosa è stato ostinatamente contro il centrosinistra, quindi sarebbe un'incoerenza inglobarlo e ma poi lui non si vuole fare inglobare lui ha la sua linea la sua prospettiva e tanti saluti".
"Conte ha proposto Gualtieri come terzo nome? No, Conte ha dato solo una disponibilità a riflettere, dicendo che lui è disponibile anche a fare un passo indietro. Conte si è fermato a questo, Non ha detto una parola di più. Dopodichè per l'autorevolezza di Gualtieri che a Roma sta facendo molto bene, come lo ha fatto in Europa". Lo ha detto Goffredo Bettini all'Adnkronos intervistato dal direttore Davide Desario per Adn Talks.
"Ho visto in Alessandro Onorato la persona che aveva più in testa lo schema politico che io porto avanti da tanti anni. Ho visto una personalità molto forte con un carattere impegnato, fantasioso, tenace che stava dentro questo mio ragionamento politico che è molto semplice: la sinistra da sola non vince", ha detto ancora Bettini aggiungendo: "Perché io proposi Rutelli? Perché la sinistra romana seppure fortissima non avrebbe vinto a Roma se non c'era quell'allargamento. Questo allargamento allora è stato Rutelli, oggi è la costituzione di un'area che esiste liberale, civica, socialista che è essenziale per vincere".
"Io non mi autodefinisco per nulla come una personalità che sta dietro le quinte, perché io tutto quello che penso veramente lo dicoe lo dico pubblicamente, anzi davvero con grande sincerità e pagandone anche il prezzo. Quindi proprio la figura di quello che sta dietro non mi appartiene, piuttosto mi appartiene il fatto che a me la politica piace, mi piace costruire progetti politici", ha detto Bettini aggiungendo: "Forse è per questo che sono durato tanti anni come qualcuno dice. Io sono uno che non pone mai la questione: 'che faccio io?'. Non l'ho mai posta, non c'è un giornale negli ultimi trent'anni dove si può trovare 'Bettini aspira...'. Non esiste. Io aspiro a far muovere le cose secondo un'idea politica. E oggi sto lavorando per il campo largo, non per uno o per l'altro, ma per il campo largo perché io penso che sia veramente decisiva la sfida politica che abbiamo di fronte".
"Rinascita fu una gloriosa rivista fondata da Togliatti nel 1944, quindi dopo la guerra e che accompagnò la trasformazione di quel partito da un partito clandestino a un partito nazionale, popolare. Insomma come dice Togliatti, dove c'è un campanile ci deve essere una sezione del Pci. E questa fu quindi una rivista di apertura alla società, agli intellettuali, alla cultura. Oggi, in condizioni del tutto diverse perché oggi è tutto cambiato, però questo stimolo, questa scintilla di mettere insieme cultura e politica è il motivo fondamentale per cui abbiamo fatto Rinascita, perché la politica si è rinsecchita e la cultura si è troppo specializzata e se non c'è più comunicazione si impoveriscono sia gli intellettuali sia i politici".
"Sono molto convinto di un allargamento ulteriore della base politica che sostiene il sindaco Gualtieri, perché la sua non è stata una direzione settaria, è stata una direzione attenta, che ha ascoltato. Ci sono però anche storie da trattare con delicatezza e soprattutto un rispetto che noi dobbiamo avere verso i compagni e le compagne del movimento 5 Stelle di Roma, perché gli scontri e i conflitti sono stati ardui, quindi consiglio una cosa: la politica molto spesso deve essere forza, ma in certi casi deve essere ricamo, deve essere delicatezza".
"Majorino o Calabresi? Io non conosco le dinamiche di quelle partite e di quella realtà. A Milano il mio rapporto più caro politico è stato con Stefano Boeri. Noi facemmo a un certo punto una sorta di associazione si chiamava un Campo Democratico e fu Boeri a essere il nostro punto di riferimento lì a Milano. Io faccio solo una raccomandazione ai candidati: a Milano si vince anche convincendo una borghesia che è molto più solida, politicizzata e strutturata di quella di Roma. Bisogna avere dalla propria parte questa borghesia e i due candidati possono entrambe raggiungere questo obiettivo".
"Gualtieri come sindaco di Roma sta facendo molto bene, ma ha fatto bene anche in Europa ha fatto bene in Europa. Racconto un piccolo episodio: quando lui si dovette candidare quelle europee e era uomo più di studio, più di elaborazione, più di approfondimento, soprattutto sulle questioni economiche e finanziarie in Europa, mi telefonò Draghi per raccomandarsi di non farlo andare sotto nelle preferenze, quindi pensi che stima aveva conquistato", ha araccontato Bettini.
"Ha fatto molto bene in Europa sia come ministro dell'economia e poi adesso come sindaco e ha fatto anche un passo in avanti rispetto al suo carattere un po' riservato". Avrebbe mai creduto che sarebbe salito al circo Massimo sul palco con Jovanotti a suonare chitarra? "No, no, no francamente no, però questo fa parte della sua intelligenza, lui ha capito che il sindaco deve anche avere questo tratto più umano e di farsi sentire vicino all'animo dei cittadini".
"Siamo di fronte a un'Europa che in particolare sulle crisi internazionali è stata assente, silente e non ha avuto immediatamente la forza di dire aiutiamo l'Ucraina con le armi - cosa sacrosanta quando è scoppiata la guerra - ma nello stesso tempo di dire subito pace", ha sottolineato Bettini aggiungendo: "Questo non l'ha fatto l'Europa e i nazionalismi fanno il loro mestiere, rosicchiano la forza dell'Europa. Ma questa Europa crea i nazionalismi e la ventata di destra. Quindi è fondamentale la direzione di marcia dell'Europa".
Quindi sull'Ucraina ha affermato: "No alla guerra infinita. Dare armi e contemporaneamente mantenere questa torsione europea belligerante non ha senso. Se invece l'Europa cambia, manda un suo delegato, invoca una conferenza come fu quella di Helsinki che dia equilibrio a tutta quell'area, tenendo conto della sicurezza dei russi e degli ucraini, allora cambia. Se si avvia questa trattativa, durante la trattativa si può sostenere con armi difensive l'Ucraina".
