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A quarant’anni dalla scomparsa della grande attrice, un piccolo sonetto che la omaggia.
Semplice, fatto col cuore. Il mio romanesco è imperfetto, ma Anna –donna generosa, animo sensibile dietro una scorza dura- avrebbe apprezzato la buona volontà. Con una bella risata aperta mi avrebbe pigliato amichevolmente in giro, ma avrebbe gradito.
Quarant’anni , Annarè, che c’hai lassato
Dico io, che t’è saltato in testa
De molla’, così de colpo, questa festa
Pe’ scopri’ che mai ce sta in quell’altro lato
Mo’ te spiego, qui da noi, com’è lo stato
Che rimane ormai der cinema, che resta?
Attricette da du sordi, con la sesta
Rimanessero un po’ zitte, sprecan fiato
Tu eri mejo, tutta n’artra cosa
C’incantavi coi tuoi occhi, cor tuo viso
Che da Roma conquistaron tutto er monno
Ora che sto BelPaese tocca er fonno
E oltre l’Alpi ce sommergono cor riso
Resti tu tatuata al braccio, come ‘na rosa

