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BRICIOLE DI SARDO 

Varietà mediana della lingua sarda: l'arborense

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del 11/04/2015
di Massimiliano Rosa

La lingua è il veicolo di comunicazione di una comunità ma prima di tutto la sua ricchezza più importante ed esclusiva e sicuramente la più immediata, la più utilizzata, quella più esposta al contatto con l'esterno, perché è col linguaggio che un popolo esprime la propria cultura e si confronta con le altre culture.

La lingua non è un patrimonio culturale immobile, come può esserlo un costume tradizionale, conservato in un museo, un libro custodito in una biblioteca, un manoscritto, un ballo tramandato di generazione in generazione dalla comunità.

La lingua cambia con la gente che la usa, varia a seconda del contesto nella quale è utilizzata, assume registri diversi, è differente da un posto all'altro, assorbe influenze esterne modellandosi secondo i bisogni della cultura che la esprime e secondo le necessità e i fini che deve raggiungere.

Il sardo è secondo gli studiosi una lingua neolatina: fa parte del ceppo di quelle lingue romanze formatesi dalla frantumazione del latino volgare di Roma, che durante i secoli della dominazione imperiale, ha assoggettato vari popoli d'Europa diffondendo l'uso del latino del popolo nelle popolazioni sottomesse; in realtà il sardo attuale è la risultante di varie dominazioni linguistiche le quali hanno modellato col passare dei secoli una lingua davvero orginale; essendo inoltre un'isola  poco esposta alle influenze esterne e ai cambiamenti repentini ed essendo lontano dai continenti, qui più che altrove nella Romania linguistica si sono cristallizzati modelli linguistici arcaici che ne fanno uno scrigno di tesori per gli studi e la comprensione dei fenomeni linguistici e filologici.

Oggi il sardo può essere praticamente suddiviso in tre varietà principali, vista l'evoluzione linguistica avutasi dal suo territorio linguistico in seguito alle varie colonizzazioni: Logudorese a Nord, Campidanese a Sud, Arborense o varietà mediana nella fascia centrale dell'isola.

Apporti linguistici disparati contribuirono a formare questo complesso idioma neolatino, sicuramente il più arcaico e autentico e il più vicino ai modelli latini: sostrato sardo nuragico, che affiora nei relitti dei toponimi e in alcune locuzioni specialmente nel centro Sardegna sul quale si sono modellate impronte linguistiche prima greche, poi puniche, bizantine, tracce di germanico , un apporto notevole di catalanismi e soprattutto di ispanismi, l'influenza dell'italiano medioevale e di quello piemontese dell'Ottocento e attuale e soprattutto una robusta base grammaticale latina.

Analizzeremo la varietà mediana, la cosiddetta LIMBA DE MESANIA, in un'epoca dove tanti sono i tentativi di realizzare artificialmente un compromesso linguistico valido per tutto il distretto linguistico isolano, che naturalmente per un processo di evoluzione linguistica naturale esiste già ed è presente in tutte le parlate dei centri dell'isola che stanno nella cosiddetta area linguistica intermedia, la fascia grigia del Bottiglioni, chiamata dai linguisti tedeschi anfizona o meglio Ubergangsgebiet.

Chiameremo questa varietà ARBORENSE: questa varietà è importante perché in tutta la fascia centrale dell'isola avremo importanti fenomeni linguistici di compromesso, soprattutto di contrasto strutturale tra le due varianti principali del sardo, logudorese a nord e campidanese a sud, il cui risultato è una terza varietà di sardo, intermedio tra le due varianti, il quale possiede tratti classificatori autonomi e uno sviluppo di esiti particolari.

Importante dal punto di vista filologico quest'area mediana risente dell'affastellarsi e dell'intrecciarsi delle varie isoglosse (linee di separazione di fenomeni linguistici diversificati tra loro) le quali con andamento irregolare producono esiti linguistici nelle parlate davvero interessanti, notevoli per lo studio dei fenomeni linguistici del sardo.

 

IL CONTRASTO STRUTTURALE.

Le parlate dell'arborense sono interessate da quel fenomeno linguistico detto contrasto strutturale, dove, accanto ad esisti di innovazione linguistica ritroviamo la conservazione di tratti arcaici notevoli: palatalizzazioni di nessi consonantici con evoluzioni meridionali accanto a conservazione di esiti velarizzati ed affricati tipici del Logudoro in altri nessi; addirittura l'utilizzo altalenante di valori fonetici differenti anche per lo stesso nesso consonantico, e la risultante di numerosi esiti autonomi, compromesso linguistico dell'evoluzione linguistica tra le varietà del nord e del sud Sardegna.

 

ANALISI DELL'AREA LINGUISTICA DELL'ARBORENSE.

Le località linguistiche inseribili nell'area mediana sono quaranta: vanno da Baunei -Urzulei nell'alta Ogliastra fino a Santu Lussurgiu nel Montiferru e coprono una larga fascia mediana che a seconda della zona  si allarga a nord o a sud inglobando mano mano i centri sardi situati a questa latitudine linguistica: Abbasanta Aidomaggiore Ardauli Aritzo Arzana Atzara Austis Baunei Belvì Bidonì Bonarcado Boroneddu Busachi Desulo Ghilarza Ilbono Meana Sardo Neoneli Norbello Nughedu Santa Vittoria Ortueri Paulilatino Samugheo Santulussurgiu Sedilo Seneghe Soddì Sorradile Sorgono Talana Teti (già evoluto in senso logudorese) Tiana Tadasuni Triei-Ardali Tonara Villanova e Villagrande Strisaili Ula Tirso e Zuri;

Escono da questo computo ma possono essere ascrivibili alla varietà arborense poiché presentano quei fenomeni di contrasto strutturale anzidetto anche i seguenti centri: Narbolia San Vero Milis Baratili San Pietro Riola Sardo Milis Cabras Bauladu Siamaggiore Solarussa Tramatza Tzerfaliu Villanova Truschedu Fordongianus Allai Laconi Gadoni e Lotzorai nell'Ogliastra. 

Le varietà linguistiche di Launsei e Girasole nell'Ogliastra, di Asuni Ruinas Ollastra San Vero Congiu Simaxis Nurachi e Massama nell'Oristanese presentano qualche fenomeno di contrasto strutturale ma sono ascrivibili al campidanese; quelle confinanti a questo comparto linguistico a Nord ossia Cuglieri Scano Montiferro Borore Dualchi Noragugume appartengono alla sfera linguistica prettamente logudorese. Varietà Nuoresi o Barbaricine settentrionali sono le parlate confinanti del Nord individuate da Ottana Olzai Ovodda Fonni Orgosolo e Dorgali. A sud sono evoluti in senso campidanese le parlate di Nuraxinieddu, Soleminis, Zeddiani, Siamanna e Siapiccia nell'Oristanese, di Seulo Sadali e Seui e tutte le località della Barbagia di Seulo e le parlate a sud di Laconi come Genoni Villanovatulo e Isili e a sud di Lanusei come Arbatax Tortolì Loceri e Elini. 

Importante considerare la variabilità diatopica e diafasica delle parlate prese in considerazione per comprenderne appieno lo sviluppo.

VARIETA' MEDIANA.

Per quanto riguarda i centri della varietà mediana essi presentano tratti classificatori comuni che le fanno ascrivere a una varante compatta e ben definita dall'utilizzo di: IS come articolo che marca il plurale che diventa SOS SAS nei centri più a Nord di quest'area linguistica a: Seneghe Bonarcado Paulilatino Busachi Ula Tirso Austis e Teti. Nell'Ogliastra settentrionale l'utilizzo da esiti di compromesso a Urzulei con l'impiego di US/OS e a Baunei con l'utilizzo di US/AS.

Il pronome atono utilizzato nel comparto è DDU/DDA DDI/DDIS di marca campidanese mentre il plurale DDOS  è modellato su impronta del logudorese LOS. Le desinenze verbali dell'area mediana sono del tipo -O -AS -AT -AUS -AIS -ANT anche se i centri più a nord evolvono in senso logudorese l'uscita delle persone del plurale nella sequenza AMUS AZIS ANA ( Urzulei Baunei Teti Ula Tirso Sorradile Neoneli e tutti i centri della valle alta dell'Omodeo comprendendo Sedilo Ghilarza Paulilatino Bonarcado e Seneghe ed escludendo Narbolia Milis Ardauli Austis Tiana Tonara Desulo Villagrande e Talana); particolare l'esito di EGO latino che da esiti del tipo: DEO/EO  ZEO JEO e di DAU latino: ZAO GIAO/AO DAO JAO.

Particolare nell'area mediana l'utilizzo delle velari etimologiche: conservazione delle velari latine nei nessi C+e,i: ch  come in chentu chena etc e di D+e,i : gh in lughe aghedu etc; costante l'utilizzo di g+i : g  esempio figiu fogia pagia etc.  invece che la affricata log/nuorese z mantenuta comunque fino a Seneghe Narbolia Milis Paulilatino Ghilarza Sorradile Austis Teti e Tiana. Particolare il caso di Tonara dove l'evoluzione dei nessi C+e,i: ch  e di D+e,i : gh da esiti altalenanti per gli stessi valori fonetici: sempre ch eccetto gelu gena genabra/genarba gebudda/gibudda  e gh alternato a gg negòi esiti  aghedu deghe unnighi sighire saligherta accanto a luge nuge page oge.

Gli esiti velarizzati vengono mantenuti compatti nell'area arborense dell'alto oristanese fino addirittura a Baratili San Pietro e Solarussa per conservarsi tali sulla latitudine linguistica di  Samugheo Atzara Sorgono Ortueri Tiana nel Mandrolisai e a esiti alterni a Tonara cosi come avviene ad Urzulei e a Baunei dove abbiamo aghedu lughe ma anche cogina dege e cosi via.

I centri dell'Oristanese presentano contrasti strutturali notevoli: mantengono gli esiti velari gh e ch , soprattutto nell'evoluzione del nesso gh ma evolvono la loro parlata in senso campidanese come strutture grammaticali usate e nell'evoluzione della massima parte dei nessi consonantici; cio avviene in tutti i centri a Nord  di Oristano e Villaurbana fino alle propaggini del Montiferru, quindi nell'area inclusa dai rilievi del Grighine a Sud e del Montiferru a Nord (Campidano di Milis). Addirittura i centri di Narbolia Milis San Vero Milis Bauladu e Tramatza mantengono la fricativa z logudorese nell'evoluzione del nesso intervocalico latino -NI- di  vinias che da esiti campidanesi nel Mandrolisai e in Ogliastra /-gi-/ a Samugheo Sorgono Atzara Ortueri Urzulei e Baunei  e  particolari di compromesso nella Barbagia di Belvì per i centri di Tonara Desulo Belvì e Aritzo dove da /-gn-/ come in castagna /pogno/ pragnu /tegno.    

Esempi di contrasti strutturali sono gli esiti oristanesi: lughi, nughi, innoghi rilevati nell'area attorno a Solarussa-Tramatza: uso della velare latina gh accompagnata dall'uscita campidanese della vocale etimologica e paragogica; esempi di contrasto strutturale sono quelli rilevati a Milis e a Narbolia e  a San Vero Milis per esempio dove accanto a fizu foza, paza  quindi ad esiti fricativi nel trattamento dei nessi intervocalici troviamo esiti resi in campidanese nel trattamento delle vocali postoniche e etimologiche: accanto a zente nebode arbeghe praghede arise'o domo diasi rileviamo birdi mrughidi sui omini isku; tale stato di cose lo troviamo anche nell'Ogliastra nei centri di Ilbono e Lotzorai: accanto a esiti come  mele pettene nomene annoe troviamo risultati campidanesi in sali mari pani birdi omini per fare degli esempi.

Diciamo che le varietà linguistiche dell'area mediana formulano esiti compatti specialmente autoctoni o di compromesso tra lo sviluppo della lingua a nord e a sud di questo comparto, dando vita a quella terza variante della quale accennavamo pocanzi.

L'area Arborense invece enuclea sviluppi campidanesi accanto a mantenuti esiti logudoresi che mantengono queste parlate in una situazione di perenne conflitto.

I relitti linguistici dei toponimi (nomi dei luoghi geografici delle zone) ci aiutano a capire l'andamento e il mantenimento di certi esiti rispetto ad altri: una linea immaginaria a nord di Siamanna e Cabras percorre l'area mediana lasciando a sud San Vero Milis Milis e Tramatza, enucleando Bauladu Busachi Atzara Tonara  Aritzo Fonni Urzulei e Baunei col mantenimento delle  vocali postoniche etimologiche e paragogiche; nord del suo percorso dove le vocali etimologiche vengono rese inalterate come in logudorese. A sud di questa isofona abbiamo quegli esiti altalenanti o la resa alla maniera campidanese con la confluenza dei suoni medesimi in un unico suoni indistinto -I; questo fenomeno è dovuto dalla dipendenza degli esiti dalla vocale tonica.

Anche l'isoglossa del mantenimento degli esiti velari rispetto a quelli palatali segue un percorso che preclude a nord Seneghe Paulilatino Busachi e i centri della valle dell'Omodeo ossia Ardauli Neoneli Sorradile Tadasuni Nughedu Santa Vittoria Bidoni Soddì Zuri Boroneddu  sino a raggiungere compattamente il Mandrolisai con Samugheo Atzara Sorgono Austis Tiana e Tonara (seppur non per tutti gli esiti) relegando a sud Desulo Belvì Meana Sardo Allai Asuni,  mantenendo altalenanti i centri dell'Oristanese dei quali abbiamo già parlato, ossia tutti i centri del campidano Milis. Nel settore est dell'isola le velari mantenute a Urzulei seppure parzialmente come per  Tonara dileguano a sud di questo centro con gli esiti palatali di Baunei Talana Villanova e Villagrande Strìsaili. 

Ricapitolando a differenza del logudorese dove le vocali postoniche e finali etimologiche (e,o) nonche quelle paragogiche di appoggio rimangono inalterate, nell'area mediana che ci interessa lo spartiacue di questa isoglossa percorre Seneghe e Bauladu fino a Busachi escludendo Samugheo e includendo nell'area logudorese Tonara Fonni Urzulei e Baunei.

L'aggiunta di (i) all'attacco eterosillabico del tipo (s) + C è caratteristica del logudorese ed enuclea la nostra zona mediana pressapoco sulla stessa latitudine geografica dell'andamento delle isoglosse del mantenimento delle velari e delle vocali etimologiche e postoniche nonché paragogiche: la linea si diparte da Bonarcado escludendo Seneghe che ha esiti altalenanti attraversa Busachi escludendo Samugheo enucleando Tonara ed escludendo la Barbagia di Belvì a sud di questo centro, Fonni ed Urzulei.

Invece il campidanese meridionale e occidentale aggiunge innanzi a R- una (a,o) prostetica: la zona di confine e la Barbagia centrale e settentrionale aggiunge le vocali (a,e,i,o,u) a seconda del timbro  della tonica (dove la vibrante è sempre lunga); la zona mediana conosce l'esito prostetico del tipo (a,e,i,o,u) +  - R raddoppiando la stessa R nell'intacco eterosillabico: del tipo orrutu erriu irribu erribu errisu orroele orrubiu orrugu arrana arrore urrese e così via.

Questa isoglossa enuclea Narbolia Seneghe Bonarcado e  Paulilatino, tutta la Barbagia di Ollolai a nord della nostra zona, comprendendo addirittura Olzai Ollolai Gavoi Fonni Mamoiada e Urzulei.

Per quanto riguarda il trattamento dell'articolo plurale in sardo che vede mantenuta l'opposizione maschile femminile SOS SAS in logudorese e la neutralizzazione in un unica forma IS in campidanese l'area mediana ha un comportamento discordante: l'area ad est dell'alta Ogliastra ha una sua forma intermedia OS/AS e US/AS a Urzulei e a Baunei intermedia tra le due varianti: a nord nel nuorese e in baronia l'evoluzione normale è sos-sas come a Dorgali e Fonni,nella zona centrale dell'isola l'isoglossa preserva un trattamento logudorese nei centri di Ovodda Teti Austis Neoneli Busachi Ula Tirso Paulilatino Seneghe. Villagrande e Villanova Strisaili Desulo Tiana Tonara Ortueri Samugheo Fordongianus fino a Cabras San Vero Milis e a Narbolia.

       

Area del contrasto strutturale in ambito Arborense- Oristanese e Ogliastrino

Esiti particolari:

 

San Vero Milis

PACET: praghede

GENTEM: zente

DENTEM:        ente

HODIE: oe

NEPOTEM: nebode

UEURECEM: arbeghe

HERI SERO: arise'o

DOMO : domo

UIRDEM: birdi

MULGET: mrughidi

SUEM:sui

HOMINEM:omini

SCIO: isku

IN HOC: innoghi

 

Solarussa

PLACET: praghidi praxidi

GENTEM: genti

DENTEM: enti

HODIE:oi

NEPOTEM. nabodi

UEURECEM: brabeis

HERI SERO: arise'u

DOMO:domu

UIRDEM. bidri

MULGET: mrughidi

SUEM: sui

HOMINEM: omini

SCIO: sciu

IN HOC. innoghi innoi

 

Ilbono

NEPOTEM: nebode

MEL: mele

NOMEN: nomene

PECTEN: pettene

IN HOC: anno'e

UIRDEM:birdi

HOMINEM:omini

MARE:mari

SALEM: sali

PANEM:pani

 

Area mediana  Barbagia di Belvì Mandrolisai Barigadu Montiferru Ogliastra

Esiti particolari

 

Tonara Desulo Sorgono Ortueri Urzulei Baunei Paulilatino Busachi Bonarcado Santu Lussurgiu Seneghe

UIRDEM : birde, irde

DENTEM: dente ente

NEPOTEM: nebode

UERUECEM: berbeghe brebeghe berbese brebese

SUEM: sue

HOMINEM: omine

MULGET: murghede murgede mrughede

SERO:sero (irisero) erisero

DOMO: domo

QUANDO: cando canno

SCIO: isko

FABELLARE: faeddare foeddare

CABALLUM: caddu

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