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Studio sul vestiario tradizionale di Tonara

Ipotesi Fonti storiche Considerazioni sulla sua evoluzione
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del 26/04/2015
di Massimiliano Rosa

Il vestiario tradizionale di donne e uomini e dei bimbi del paese barbaricino ha subito numerose trasformazioni nel tempo.

E' normale che sia così e che le fogge del vestiario cambino. Con il tempo. Con la moda. Con i tessuti usati. Con la disponibilità economica. Con l'abilità di chi li confeziona.

Le donne tonaresi avevano un vestiario antico nel 1800 molto più austero e più barbaricino di quello attuale.

Il pezzo principale del costume oggi è lo scialle o issalle o issallu a nae e giardinu, grande drappo di Tibet marrone a frange macramè policrome e interamente ricamato a mano. Questo bel pezzo del vestiario e' ciò che denotava la donna tonarese al momento del suo sposalizio: era il vestito da sposa utilizzato con s'abratzeddu assentau, ossia col vestiario pregiato della festa. Così le vide, osservò e descrisse stupefatto lo scrittore inglese Lawrence nel 1922 durante la processione di Sant'Antonio. Descrivendo i dettagli dei ricami degli scialli dei manteddos dei boleri intagliati e degli splendidi colori di questo vestiario.

Dal 1850 al 1920 le mode si erano già evolute.

Prima di ciò le tonaresi indossavano sulla testa un copricapo austero di velluto o tessuto nero che fu decisamente annotato e descritto dal Casalis e dall'Angius nel 1850 nel loro Dizionario Statistico, Storico e Geografico quando relazionarono su Tonara: "Le tonaresi indossano dissimilmente dalle altre Barbaricine un drappo di tessuto nero.... Che chiamasi Manteddu ... lungo circa 80 cm e adornato sul bordo con nastri colorati o con fittas fiorite o velluto ed agganciato sul davanti con un gancio d'argento. Veniva piegato questo quadrilatero in due ... In modo tale da ricavare una punta sulla sommità su biccu che sceso verso la fronte copriva il volto delle donne. Le falde coprivano le spalle ed il petto. Tutte le tonaresi indossavano su Manteddu : era il copricapo di tutte, vedove , spose ,fanciulle in età da sposa e nubili. Abbinata al nero della balza del costume e de s'orrollu. Quale che fosse stata la loro condizione sociale o il loro status. E ' il corrispettivo dei cappuccios di Desulo e Aritzo e Belvi'

Le tonaresi sul capo annodavano e intrecciavano alle trecce dei capelli rivoltate a mo' di coroncina o avvolte di lato un fazzoletto attorcigliandolo e chiudendolo sul capo: sa cuffia o iscoffia o iscoffietta in genere di seta o di velluto o di tessuto normale serviva per tenere fissa la pettinatura e fissare gli altri pezzi.

D'estate si usavano vari pezzi: su mucadore, di seta o tela mussolina. Ricamato ad intaglio o a fiori policromi veniva posizionato annodandolo sotto il mento alla maniera barbaricina.

Si usava la cuffia pregiata chiamata camussu a Toneri (come a Dorgali) e cappiale ad Arasulè (come ad Ollolai) e serviva per coprire s'iscoffia. La usavano le anziane le più giovani ed era d'obbligo per le bambine. Ornata di fittas colorate. Sopra la cuffia si indossava lo scialle di Tibet nero o marrone scuro. La moda antica lo vedeva riportato sul capo con le frange pendenti. Avvolto a più strati. Oppure faceva da base per appuntare su manteddu, il quale veniva sistemato sopra lo scialle o direttamente sulla cuffia.

Un unica spilla lo teneva fermo in genere d'oro o d'argento. Nessun ricamo allora era presente sullo scialle.

La maniera di ricamare lo scialle come un giardino nacque agli inizi del 1900. Fino ai giorni nostri.

La gonna del costume tonarese chiamata abratzeddu perché fatta di orbace "abratze" in tonarese, nel secolo Ottocento era una gonna liscia della tipologia a sacco. Come quelle di Desulo, Aritzo e Belvì. Anzi molte tonaresi vestivano un lungo camicione coperto anteriormente e posteriormente con due panni di lana chiamate chintas che poi si elaborarono e si fusero fino a formare una stretta gonna a sacco detta saigione. La chinta ricamata sul davanti pezzo pregiato del costume di oggi femminile è il residuo di tale fattezza.

Nel 1900 le tonaresi impararono a plissettare l'orbace e ad elaborare una gonna più elegante per il loro abito di gala abbandonando la tipologia a sacco e a chintas.

Oggi le tonaresi indossano solo le gonne plissettate e lo scialle ricamato: hanno messo in disuso su manteddu e la gonna a saigione.

Usano dei grossi scialli di lana per l'inverno di vario colore e fazzoletti di lana stampati.

Il costume femminile col colore che aveva rifletteva la condizione sociale della donna: rosso porpora le spose e le nubili, nero per le vedove, color vinaceo o tanau per su mesu luttu, ossia quando moriva un parente consanguineo stretto, un figlio o un fratello, un padre o una madre.

I fazzoletti ricamati di seta e gli scialli di seta e di velluto fino si utilizzano d'estate.

Su manteddu d'estate se indossato si ripiegava sulla testa come una pezzuola.

D'inverno lo scialle o su manteddu era d'obbligo, di lana o velluto.

Se si era in lutto di marito il costume da sposa diventava tutto nero eccetto la camicia che rimaneva bianca.

Se si era in mesu luttu parti del costume diventavano color vinaceo: fazzoletto o scialle, il pannello de sa chinta, la gonna al contrario o senza ricami (si toglieva s'ifertoriu); la chinta perdeva i ricami. Anche le palettas (bustino) e il gilet (tzippones) diventavano scuri o senza ricami.

Gli uomini per il lutto indossavano un bottone o un fiocco o una fascia nera al braccio.

Per tutti i giorni po' su fittianu le tonaresi confezionavano un abito più semplice senza plissettatura e con pochi ricami; sa chinta veniva e viene sostituita ancor oggi da un grembiale prezioso, su deventale, per le faccende di tutti i giorni. E il fazzoletto sostituiva l'ingombrante scialle.

D'estate si toglieva su tzippone (il bolero). Si conservava solo il bustino le palettas e la camicia.

I gioielli erano pochi: spilla d'oro e d'argento sul capo e nella camicia. Collane (crannacas) d'argento, bottoni d'oro o d'argento e amuleti vari ispuligadentes e arrechillarios nuscheras ossia porta profumi delicatamente ricamate col broccato.

La gonna era sempre di orbace rosso e la balza di seta damascata. Quello di tutti giorni di panno scarlatto liscio.

I tzippones e le chintas spesso confezionate con velluto o con broccato gratziopelo o terziopelo sempre con 14 alettas ritagliate posteriormente come nelle fattezze dei paesi del Mandrolisai.

Le palettas di seta fiorita o damascata venivano sestate nelle spalle.

Le chintas graziosamente ricamate a mano o arricchite da pannelli e intarsi di seta broccato damasco. Sia al centro che nei lati Erano legate alla vita da un filo a doppia mandata chiamato trancafilu. Abbinato ai froccos delle maniche si chiudeva di lato o in mezzo alla gonna, posteriormente. Spesso erano assicurate da catenelle di argento che le impreziosivano o le tenevano ferme, i gantzos de prata.

Le scarpe rigorosamente nere con un piccolo tacco.

La plissettatura dell'orbace rosso avvicina oggi la tipologia di Tonara alle gonne di Ovodda, Gavoi, Fonni e Ollolai ossia alla Barbagia superiore.

Il vestiario dei bimbi era più allegro: boleri verdolino chiaro azzurri, celesti, color oro e argento. Le balze bianche verdoline malachite o viola rosa o azzurre. Il fazzoletto sempre bianco o marrone chiaro a fiori policromi, oppure la cuffia di damasco ornata di fittas.

I bimbi usavano la piccola berrita lunga come i grandi e i cinturino di cuoio lavorati e ricamati. Il costume rosso di orbace o panno scarlatto era impreziosito da merletti e trine nelle bordature come per i bordi delle chintas femminili.

Il vestiario dell'uomo, di lana di orbace o di panno rosso, era ed è aperto nelle maniche da tagli per far fuoriuscire la camicia. Polsi e bordi ricamati o orlati, sa berrita lunga sempre in testa lunga o piegata sul capo.

Sopra su tzippone si usava la pelle di pecora o di agnello pelosa (istes de peddes) o di capretto conciato. Unico gioielli i bottoni di argento o d'oro nel collo.

Le camicie maschili e femminili molto ampie nelle maniche a sbuffo erano e sono ricamate con la tecnica dell'intaglio. Sia nei polsi e nel collo. Sul davanti veniva confezionato su bastonette, fittamente plissettato o la pettorra ricamata ad intaglio.

Le donne più ricche usavano anche gli orecchini, arreccadas e qualche anello come la corniola o il cameo.

Il vestiario maschile si arricchiva del cappotto gabbanu o gabbanella per le occasioni più importanti spesso ricamato nelle tasche e nei polsi e rigorosamente d'orbace filato.

I pastori portavano i cambales di cuoio e scarpe di pelle dette cosignos. E una bertula o sacco di tela con le strisce nere sul bianco rigorosamente verticali mentre a Desulo erano orizzontali e a Fonni a scacchi bianco neri.

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