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BRICIOLE DI SARDO 

La varietà linguistica di Tonara

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del 07/02/2015
di Massimiliano Rosa

Le varietà linguistiche della Sardegna sono tradizionalmente suddivise in tre principali diasistemi (Logudorese Campidanese e Arborense o varietà mediana); e sebbene tale suddivisione sia parzialmente arbitraria, ce ne serviremo qui per fornire al lettore alcuni dettagli utili per inquadrare il dialetto di Tonara nel complesso panorama linguistico della Sardegna centro-settentrionale.

All’interno delle parlate definite di mesania o Arborensi è possibile isolare una areola linguistica, quella della Barbagia di Belvì - Barbagia del Mandrolisai caratterizzata dal passaggio nell'utilizzo regolare delle palatali a meridione, utilizzate come regola generale sotto una linea immaginaria che comprende ed enuclea Meana Sardo, Belvì e Aritzo fino a raggiungere e comprendere pienamente Desulo, per reimpostare il reimpiego delle velari logudoresi, fenomeno fonetico che si realizza nel settentrione isolano a Nord di questa linea, e dividendo come uno spartiacque le varietà meridionali da quelle settentrionali: Tonara è inglobato nella norma Logudorese, anche se non appieno; in effetti quella che diviene una norma per le altre varietà sarde, viene disattesa qui con l'utilizzo di valori fonici differenziati di palatalizzazione e velarizzazione a seconda della posizione all'interno della parola.

In questa fenomenologia linguistica Tonara fa da spartiacque tra le varietà meridionali e quelle settentrionali attestandosi come elemento di passaggio dalle parlate barbaricine del meridione completamente palatalizzate e quelle barbaricine settentrionali del Mandrolisai e di Ollolai completamente velarizzate. Tonara si discosta dall'area settentrionale prossima alla sua latitudine geografica ossia la Barbagia di Ollolai, dove si hanno fenomeni notevoli del sardo arcaico: dileguo totale della iniziale (il fenomeno non è operativo a Nuoro, mentre a Ovodda si ha una fricativa laringale): vedi, ad esempio, Bitti, Baronia, Barbagia di Ollolai [sa »emina] ‘la donna’ e dove è presente il colpo di glottide in sede di iniziale ed intervocalica -C- ( su ?asu per 'il formaggio', su ?ane per 'il cane', e ancora 'su pis?e' per 'il pesce', is?ire per 'sapere'). Invece la sonorizzazione delle occlusive sorde intervocaliche avviene regolarmente, come per il logudorese autentico.

A parte l'area che comprende buona parte del Nuorese e quasi tutta la Baronia (sono escluse solamente le località di Posada, Torpè e Budoni), dove le consonanti occlusive sorde P, T, C etimologiche, in posizione intervocalica, rimangono invariate, a Tonara P lenisce in B, T degrada in D come nel Logudorese pieno e nel Campidanese autentico e C come detto viene mantenuta in posizione iniziale C- eccetto alcuni esempi sporadici di palatalizzazione e sempre in posizione intervocalica -C- dopo S N e R. Le occlusive sorde digradano a fricative sonore. L’evoluzione dei due nessi CJ e TJ in fricativa interdentale sonora è la regola: come in PLATEA; [»praTz:a] (così avviene in altri centri vicini più a Nord come ad esempio a Tiana, Austis, Teti, Ovodda, Olzai, in tutto il Mandrolisai, nel Barigadu e addirittura nel Margine comprendendo Silanus dove il fonema è scomparso negli anni settanta del XX secolo.

ALTRE CARATTERISTICHE NOTEVOLI.

I nessi intervocalici K + E, I e G + E, I cioè i suoni velari che mantengono il suono originario latino a Tonara alternano nel mantenimento dei suoni velari e nell'evoluzione di suoni palatali sopratutto in posizione intervocalica debole: -avremo GH in aghedu, saligherta, sorighe, inghiriu, sighire, ilighignu, inghelare, deghe e nei numerali sempre come il pieno Logudorese, contro G di pragede, innoge, agina, pige, luge, nuge, cogina: quindi valori fonici differenziati a seconda della posizione del nesso. In posizione forte è mantenuta la velare, in posizione debole il valore fonetico della velare si palatalizza. Inoltre abbiamo in genere K o CH in posizione iniziale (kentu, kera, kime, kellare, kida, kintu, kintorgiu, ecc.

Con eccezioni che non confermano la regola, la quale viene puntualmente disattesa nei vocaboli GERU, GENA-GENARE, GEBUDDA, GENARBA-GENABRA. In posizione debole la velare si palatalizza: nux, nuce>NUGE crux, cruce RUGE iudex, iudige GIUGGE lux, luce LUGE. In posizione forte invece si mantiene o si lenisce in GH: acetum>AGHEDU e sempre nei numerali come nel logudorese autentico: decem>DEGHE tredecim>TREIGHI duodecim>DOIGHI e in posizione intervocalica la -K- sia davanti a vocale scura che davanti a vocale chiara, ha la tendenza a diventare chiara nei proparossitoni e poi in un secondo tempo a dileguarsi (come avviene per la g primaria): abbiamo quindi matrix, matrice>MARDIE, facere>FAERE, cocere>COERE, lucere>ALLUERE, pollicem>PODDIE; dapprima si aveva una G fricativa sonora, ed esiti del tipo FAGHERE, COGHERE, ALLUGHERE, PODDIGHE, poi questa GH specie tra vocali chiare si è dileguata. Per estensione fonosintattica , inoltre i nessi K + E,I e G+ E,I vengono palatalizzati in GE e GI: ecco perchè in eccezione alla regola: avremo cepulla>CIGORIA, cenapura>GENARBA-GENABRA (con metatesi) e cena>GENA, caelum>GELU. La spiegazione di questa curiosa alternanza di suoni è dovuta al fatto che la palatalizzazione si è avuta per influsso del Campidanese, che a sua volta sarebbe influenzato in questo processo di evoluzione fonetica dalla dominazione pisana risalente al XI secolo. La J etimologica latina è generalmente trasformata in GI non solamente in posizione assoluta e intervocalica, ma anche nel nesso RJ, [»giuBu] ‘giogo’,[»magiu] ‘maggio’, [»pargio].

USO DELL'ARTICOLO DI MARCA PLURALE. Nelle varietà del centro-sud (campidanesi) e del Mandrolisai della Barbagia di Belvì fino ad una linea immaginaria che enuclea Ortueri, Samugheo, Tiana, Tonara e Desulo abbiamo un’unica forma ambigenere di articolo determinativo plurale is; nelle varietà del centro-nord (logudoresi) troviamo solitamente sos per il maschile e sas per il femminile già attestato a Austis, Neoneli, Ovodda, Busachi, Ula Tirso, Seneghe, Paulilatino. L’evoluzione del nesso -LJ- gi rispetto a - ll delle varietà campidanesi (cfr. varietà nuoresi 11 e logudoresi [»(f)id:zu] e varietà campidanesi [»fil:u] ‘figlio’); nella zona di transizione tra varietà campidanesi e nuoresi-logudoresi quest’esito si aggrega alle aree settentrionali. Tonara e a Desulo si attesta la presenza di una forma di infinito flesso realizzato con forme verbali particolari, utilizzate ampiamente e rilevate dalla ricerca sul campo: forme del tipo annarent, esserent, depperdent, cardiarent, papparen (LETTERALMENTE che andassero, che fossero, che dovessero, che guardassero, che mangiassero). Il fonema /s/ si realizza come fricativa alveolare sorda [s] in posizione iniziale e sonora [z] in posizione intervocalica, a Ovodda si ha sempre la sorda [s]: di contro a Tonara [»kazu] ‘formaggio’, per esempio, abbiamo Ovodda [»kasu]. Morfologia verbale. La morfologia verbale del sardo moderno è spesso caratterizzata da fenomeni di rianalisi; ad esempio in molte varietà sarde si assiste alla nascita di una desinenza - po tratta dalla sequenza finale della prima persona del presente indicativo [»ap:o] ‘(io) ho’ (la cui genesi è ricollegata al perfetto, oggi scomparso, del tipo áppi HABUI). In alcune varietà di transizione tra cui quella di Urzulei, si conservano le tre serie distinte di desinenze nella prima e seconda plurale: cfr. Urzulei e Baunei -ámus e: x-small;">(prima coniugazione, lat. -AMUS e -ATIS), -coniugazione, lat. -EMUS e -ETIS) e, infine, -(terza coniugazione, lat. -IMUS e -ITIS) mentre non sembrano esserci tracce di continuatori di -IMUS e ITIS (della III coniugazione latina). Sulla vocale desinenziale -e: x-small;">- della seconda plurale (riscontrabile in è plausibile l’ipotesi di Blasco Ferrer (1984, p. 103) che, per quanto riguarda la prima coniugazione, presuppone un influsso delle desinenze.A Tonara abbiamo sequenze verbali di tipo misto Logudorese e Campidanese: Esempio CANTARE logudoresi CANTO CANTAS CANTATAUS –ais- -anta campidanesi CANTAUS CANTAIS CANTANTA< quindi la sequenza è questa: –aus –ais -anta -eus -eis- -ente -ius –is -inti.

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