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I terroristi sono miei fratelli

Don Bussu, il cappellano che piegò lo Stato

del 22/03/2013

Luciano Piras
 

I TERRORISTI SONO MIEI FRATELLI


DON BUSSU, IL CAPPELLANO CHE PIEGÒ LO STATO
postfazione di Piero Mannironi
 

pagine 208
euro 15

www.andelasedizioni.it

 

 


Dicembre 1983. Papa Giovanni Paolo II entra a Rebibbia, don Salvatore Bussu esce da Badu ‘e Carros. Mentre Karol Wojtyla stringe la mano al suo attentatore, il terrorista turco Mehmet Alì Agca, l’umile cappellano di provincia si autosospende dal mandato sacerdotale e si schiera apertamente dalla parte dei brigatisti della prima ora (Franceschini, Bonisoli... ) che nel supercarcere di Nuoro stanno attuando lo sciopero della fame, la prima rivolta pacifica nella storia dei penitenziari italiani, per denunciare le condizioni disumane cui sono sottoposti. Il cappellano parla di “terrorismo di Stato” e fa scoppiare così un vespaio di polemiche che costringono l’allora ministro di Grazia e Giustizia Mino Martinazzoli a intervenire, prima per attenuare il regime di massima sicurezza, poi addirittura per smantellare i cosiddetti “braccetti della morte”. Subito dopo il Parlamento accelera la discussione sulla riforma del sistema penitenziario e nel giro di poco tempo si arriva alla Legge Gozzini. Il gesto clamoroso del prete barbaricino segna dunque un punto di svolta nella storia delle carceri italiane. Ma cos’è cambiato da allora? Perché don Bussu, giornalista pungente, ha continuato a dire che i terroristi, come tutti i detenuti, sono suoi fratelli? L’ex cappellano ha sempre confermato: «Non sono un pentito né un dissociato. Rifarei tutto, senza ombra di dubbio. Se oggi ci fossero le condizioni di quel Natale 1983, lo rifarei, eccome se lo rifarei!». A distanza di trent’anni dai fatti di Badu ‘e Carros, il libro racconta come il sacerdote ha sempre difeso la Legge Gozzini, anche quando questa è stata al centro di mille attacchi. Racconta del rapporto epistolare mantenuto nel tempo con i padri delle Brigate Rosse, parla dei rigurgiti del mondo dell’eversione e di come don Bussu abbia invitato gli ex terroristi a dire la loro pubblicamente per dissuadere i nuovi emuli. Ne viene fuori la biografia di un sacerdote che in diverse occasioni ha chiesto la scomunica per i sequestratori e che per uno strano gioco del destino, in tempi non sospetti, è stato insegnante di Matteo Boe, accusato del sequestro del piccolo Farouk Kassam... Chiude il libro una lunga intervista con il prete, che parla di terrorismo internazionale e consiglia di non abbassare mai la guardia: anche se le Br sono morte e sepolte, il mondo dell’eversione è sempre in agguato. Mentre lo Stato italiano continua a essere “fuori norma” e per questo ripetutamente condannato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il sovraffollamento delle carceri e le condizioni in cui vivono i detenuti sono tali da costringere la Corte di Strasburgo a intervenire a più riprese.



Luciano Piras è nato nel 1972 a Schwerte (Germania). Giornalista del quotidiano La Nuova Sardegna, vive e lavora a Nuoro.

www.lucianopiras.com

 

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